Dalla “Testa sospesa o appesa a un filo” del Taijiquan allo Zhineng Qigong: un principio comune.
Il principio del Xūlǐng Dǐngjìn ricorda uno dei fondamenti del Taijiquan tradizionale: la testa deve essere mantenuta naturalmente eretta, come se fosse sospesa dall’alto, senza rigidità e senza sforzo.
Secondo la tradizione, questo principio non consiste semplicemente nel “tirare su la testa”, ma nell’equilibrare due azioni complementari:
il Baihui si lascia guidare delicatamente verso l’alto;
la regione della nuca (Yuzhen) si rilassa e si espande lateralmente.
Solo quando queste due qualità convivono, il collo si libera dalle tensioni, la colonna si allunga naturalmente e il Qi può circolare senza ostacoli.
Il tutto accompagnato da un leggero rientro del mento e dal raccoglimento della gola, così da realizzare un corretto allineamento corporeo.
I trattati classici pongono le fondamenta: due criteri fondamentali per mantenere il corretto allineamento. Un antico detto delle arti marziali afferma: “Se non comprendi il principio della testa sospesa dall’alto, anche dopo trent’anni di pratica avrai praticato invano.”
Si immagina che dal punto Baihui (百会) parta un sottilissimo filo che solleva delicatamente la testa verso l’alto.
La colonna vertebrale si allunga vertebra dopo vertebra e tutto lo scheletro ritrova il proprio corretto allineamento verticale.
Si tratta soltanto di un’intenzione. Non è uno sforzo muscolare, ma una sensazione di lieve elevazione accompagnata da un rilassamento “vuoto”, privo di tensione.
L’attenzione viene rivolta alla regione Yuzhen, situata nella parte posteriore della testa.
Attraverso l’intenzione si lascia che le fasce, i muscoli superficiali e i tessuti dell’occipite si distendano delicatamente verso destra e verso sinistra. La nuca non deve stringersi, comprimersi né accorciarsi.
Se si pratica soltanto l’elevazione verso l’alto senza questo rilassamento laterale, la nuca rimane rigida e il movimento del Qì si blocca.
Se invece si ricerca soltanto il rilassamento orizzontale senza l’elevazione del vertice, il corpo perde struttura, radicamento e sostegno.
Solo integrando contemporaneamente la direzione verticale e quella orizzontale la testa e il collo possono diventare realmente rilassati, aperti e tridimensionali.
Secondo la teoria del Taijiquan: “Quando la regione dello Yuzhen si rilassa, il Qì e il sangue circolano liberamente; quando Qì e sangue scorrono liberamente, la mente diventa limpida e il Qì vitale abbondante.”
Questo principio trova una profonda corrispondenza anche nello Zhineng Qigong.
Il Maestro Pang Heming insegna infatti che ogni movimento deve essere guidato dallo Yi (l’intenzione) e non dalla forza muscolare. L’allungamento del vertice della testa non è un’azione meccanica, ma nasce da un’intenzione leggera e naturale che permette al corpo di ritrovare il proprio equilibrio.
Nello Zhineng Qigong il rilassamento della testa e del collo è indispensabile per favorire la continuità tra alto e basso del corpo. Nei metodi come Peng Qi Guan Ding Fa, il Qì viene guidato lungo l’asse centrale attraverso un corpo rilassato, aperto e ben allineato. Se il collo è rigido o la testa è trattenuta dalla forza, il flusso del Qì viene ostacolato.
Il Prof. Pang insiste, inoltre, sul fatto che il rilassamento non significa cedere o perdere la struttura. Il corpo deve essere rilassato ma sostenuto, morbido ma vivo. È lo stesso principio espresso nel Taijiquan quando si parla di Xūlǐng Dǐngjìn: una leggerezza che nasce dall’intenzione, non dalla tensione e sappiamo anche che il Prof. Pang ha praticato anche Tai chi.
Anche l’idea di lasciare che il movimento sia guidato dall’interno accomuna le due discipline. Nel Taijiquan si afferma che il Qì segue la postura; nello Zhineng Qigong il Prof. Pang insegna che lo Shen guida lo Yi, lo Yi guida il Qì e il Qì guida il corpo. In entrambi i casi, il movimento corretto nasce dalla coordinazione tra mente, Qì e corpo, e non dalla forza volontaria.
Nella pratica quotidiana vale quindi la pena osservare la propria postura senza cercare di “stare dritti” con la forza. È più utile lasciare che il vertice della testa si alleggerisca, rilassare delicatamente la nuca, ammorbidire le spalle e permettere alla colonna di allungarsi naturalmente. Quando il corpo ritrova questo equilibrio, anche il respiro diventa più libero, la mente più calma e la pratica più profonda.
Come ricorda il Prof. Pang, si usa l’intenzione, non la forza. È proprio in questa semplicità che risiede uno dei segreti comuni alle grandi discipline interne.
Da Cuore a Cuore,
Maria Grazia Mauri








