“L’Informazione è il fondamento di tutto”  Dr Pang Ming

Da Cuore a Cuore A.S.D.

Il Prof. Pang Ming parla dello Zhan Zhuang

Il termine 站桩  Zhàn zhuān è composto da due caratteri cinesi:

站 Zhàn  = stare in piedi, rimanere in posizione eretta.

桩 Zhuāng  = palo, pilastro, palo infisso nel terreno.

Letteralmente significa: “stare in piedi come un palo” oppure “stare eretti come un pilastro”.

Ecco le parole del Prof. Pang Ming per spiegare Zhan Zhuang durante una lezione al Centro Huaxia e un video breve di quesa lezione tradotto in italiano:

Zhan Zhuang (站桩), letteralmente “stare in piedi come un palo”, (o pilastro) è il metodo tradizionale di allenamento statico in cui il corpo mantiene una postura stabile e rilassata per sviluppare il qi, migliorare l’allineamento strutturale e coltivare la forza interna.

Un antico detto recita: «Se vuoi purificare il midollo delle ossa, devi iniziare dalla pratica della posizione eretta.» Per riuscire realmente a far penetrare il Qì fino alle ossa è necessario praticare lo Zhan Zhuang. Ogni scuola possiede requisiti e criteri differenti riguardo alla posizione eretta. Esistono moltissime posture, ma è sufficiente illustrarne brevemente i principi fondamentali. Per quanto numerose possano essere le posture dello Zhan Zhuang, esse non sono altro che variazioni della posizione dei piedi, degli arti inferiori e degli arti superiori. Qualunque sia la variante, gli elementi fondamentali rimangono sempre gli stessi. Una volta compresi questi principi di base, sarà sufficiente padroneggiare le regole essenziali.

I. Nello Zhan Zhuang esistono tre forme fondamentali degli arti inferiori:

(1) Posizione con i due piedi paralleli

Entrambi i piedi sono orientati nella stessa direzione e risultano paralleli. Sia la piccola posizione del cavaliere Xiao Mabu Zhuang, 小马步庄 sia la grande posizione del cavaliere Da Mabu Zhuang, 大马步庄 appartengono a questa categoria. Nella piccola posizione del cavaliere la distanza tra i piedi corrisponde all’incirca alla larghezza delle spalle. Nella grande posizione del cavaliere la distanza è maggiore della larghezza delle spalle, ma non dovrebbe superare il doppio di essa. Se i piedi vengono allargati eccessivamente, la tibia non può più mantenersi verticale. Quando i due piedi sono paralleli e allineati sulla stessa linea trasversale, senza che uno sia davanti all’altro, questa postura viene chiamata Mabu Zhuang (posizione del cavaliere).

Se invece i due piedi rimangono paralleli ma uno è posto davanti all’altro, la postura viene chiamata Chuanshui Zhuang 川水庄, detta anche Changsan Zhuang (长三庄, “posizione lunga a tre”).

Perché viene chiamata “Chuanshui”?

Perché osservando la postura dall’alto, c’è un piede da un lato, un piede dall’altro e,  nel mezzo,  la linea centrale del corpo: l’insieme ricorda il carattere cinese 川 (“fiume”), formato da tre linee verticali parallele,  per questo motivo prende il nome di Chuanshui Zhuang.

 

La postura Hunyuan Zhuang è una delle posture in cui i due piedi sono disposti parallelamente.

(2) Le punte dei due piedi sono ruotate verso l’esterno, formando una linea retta.

 

 

Entrambi i piedi sono aperti verso l’esterno, con le punte divergenti, formando una linea orizzontale, vedi figura a lato.

(3) Entrambe le punte dei piedi sono ruotate verso l’interno, formando una linea retta.

Le posizioni dei piedi si riducono sostanzialmente a queste tre varianti. Nella posizione “a un carattere esterno” e in quella “a un carattere interno” non vi è un piede davanti e uno dietro: entrambi i piedi si trovano sulla stessa linea. Una volta compreso questo principio, basta apportare piccole modifiche alla posizione perché le varianti diventino numerose. Se, partendo dalla posizione con i piedi paralleli, si ruotano leggermente le punte verso l’esterno, senza arrivare alla posizione “a un carattere esterno”, si ottiene la posizione “a otto esterno”.

Nota terminologica:

In questo contesto il Prof. Pang  utilizza una terminologia tradizionale cinese:

  • 外一字 (wài yīzì) = piedi molto aperti verso l’esterno, disposti come il carattere (“uno”), cioè sulla stessa linea.
  • 内一字 (nèi yīzì) = piedi molto ruotati verso l’interno, sempre sulla stessa linea.
  • 外八字 (wài bāzì) = piedi leggermente aperti verso l’esterno, che ricordano la forma del carattere .
  • 内八字 (nèi bāzì) = piedi leggermente rivolti verso l’interno, una posizione comunemente detta “a punte convergenti”.

Questa classificazione descrive esclusivamente l’orientamento dei piedi, non la distanza tra essi né la larghezza della posizione.

Se i due piedi sono disposti uno davanti all’altro e le punte di entrambi sono ruotate verso l’esterno, si ottiene la posizione a “T” (丁字步). In alcune scuole di arti marziali, durante la pratica dello Zhan Zhuang si dà particolare importanza alla posizione a T, perché facilita le trasformazioni tra vuoto e pieno (xu e shi, 虚实), cioè la distribuzione dinamica del peso e dell’intenzione.

Se si solleva il tallone del piede anteriore (supponendo che inizialmente il piede anteriore sostenga il peso, cioè che il peso sia distribuito su entrambi i piedi), lasciando soltanto la punta del piede appoggiata al suolo e trasferendo il baricentro sulla gamba posteriore, le possibilità di alternare vuoto e pieno aumentano notevolmente. Questa posizione è chiamata Hanji Bu (含机步), cioè “passo che racchiude il potenziale” o “passo della potenzialità nascosta”. ad indicare una postura che conserva possibilità di cambiamento senza manifestarle apertamente. Generalmente, quando si assume la posizione a T, anche le mani vengono disposte una davanti e una dietro. Questa è la postura caratteristica dello Xingyiquan.

Se inoltre le mani, invece di avere i palmi rivolti verso l’esterno, vengono leggermente raccolte verso l’interno, come ad avvolgere qualcosa, prendono il nome di Hanji Shou (含机手), cioè “mani che racchiudono il potenziale”. La combinazione di Hanji Shou e Hanji Bu costituisce quella che viene chiamata Hanji Shi (含机式), la “postura della potenzialità nascosta”. La Hanji laterale era anticamente considerata un’eccellente posizione di guardia, dalla quale attendere l’attacco dell’avversario. Le possibilità di trasformazione sono numerosissime. Per questo motivo bisogna prestare particolare attenzione ai propri piedi, per difendersi dal cosiddetto “ago di terra” (地针), vale a dire un attacco portato con la punta o con il tallone del piede contro il piede dell’avversario. Per questo si diceva: «Nella postura Hanji, mentre attendi il nemico, guardati sempre dall’ago di terra.»

Esiste inoltre un’altra postura tradizionale delle arti marziali, utilizzata per allenare la cosiddetta Qinggong (轻功), l’arte della leggerezza del corpo, una celebre tecnica delle arti marziali tradizionali cinesi, la Lingkong Shi (凌空式), ossia la “postura sospesa” o “postura che sfida il vuoto”. Si assume una piccola o una grande posizione del cavaliere (Xiao Mabu o Da Mabu), sollevando però i talloni e mantenendo a terra soltanto gli avampiedi.

Nelle prime fasi dell’allenamento le mani sono tenute ai lati del corpo; i palmi sono leggermente raccolti verso l’interno e sollevati. Anche le spalle vengono elevate, così come il punto Baihui (百会) sulla sommità della testa, come se tutto il corpo fosse tirato verso l’alto. Questo serve ad allenare la sensazione della leggerezza del corpo. Successivamente, nella Lingkong Shi, anche le mani vengono innalzate, come se sostenessero qualcosa verso l’alto.  Questa forma della Lingkong Shi viene utilizzata per sviluppare la forza.

Nella categoria della posizione a “un carattere interno” esiste una postura chiamata Tongzi Baifo Zhuang (童子拜佛庄), cioè la “Postura del fanciullo che rende omaggio al Buddha”. Quando praticate la posizione del cavaliere (Mabu Zhuang), potete allenare anche questa postura. La Tongzi Baifo Zhuang può essere eseguita sia con i due piedi paralleli sia nella posizione a un carattere interno. Fra tutte le posture erette, quella con i piedi nella posizione a un carattere interno è la più impegnativa: richiede la maggiore forza di trazione e di allungamento ed è anche la più faticosa. Le due mani vengono unite con i palmi a contatto; poi si ruotano in modo che le punte delle dita siano rivolte verso il proprio Shanzhong (膻中, punto CV17 al centro del torace). Successivamente, le mani vengono sollevate lentamente il più possibile, fino a portarle sopra la testa. Secondo quanto spiegato in precedenza, inizialmente le dita sono rivolte verso lo Shanzhong, ma alla fine devono arrivare a essere rivolte verso il Baihui (百会, GV20, al vertice della testa). Originariamente la Tongzi Baifo Zhuang apparteneva agli esercizi della tradizione buddhista. In seguito, però, furono soprattutto le arti marziali, e in particolare la pratica del Changquan (Pugilato del pugno lungo), a darle grande importanza, perché il Changquan richiede di aprire e distendere le articolazioni, i tendini e l’intera struttura del corpo. Alcuni interpretano erroneamente il termine Changquan, pensando che coincida semplicemente con il Changquan codificato nelle forme sportive nazionali. In realtà, secondo i tradizionali manuali del Changquan, chi inizia a praticare questo stile dovrebbe allenarsi nella Tongzi Baifo Zhuang per almeno un anno prima di passare agli altri esercizi.

In passato, anche il Changquan costituiva una vera e propria scuola marziale. Come avrebbe potuto fare a meno del lavoro interno (neigong)? Per praticare il Changquan, la prima cosa da allenare era proprio la Tongzi Baifo Zhuang (“Postura del fanciullo che rende omaggio al Buddha”). Durante l’esecuzione della Tongzi Baifo Zhuang si presta particolare attenzione alla contrazione dell’ano. In realtà, ciò significa sollevare il perineo (huiyin).

II. Nella pratica dello Zhan Zhuang esistono tre forme fondamentali per gli arti superiori

 (1) Forma ad abbraccio circolare (环抱式)

I palmi delle mani sono rivolti verso l’interno e le braccia descrivono una curva verso l’interno, come se si stesse abbracciando qualcosa. Il cerchio formato dalle braccia può essere mantenuto in basso, all’altezza del torace oppure più in alto. Quando il cerchio viene mantenuto in basso, la postura prende il nome di Yangsheng Shi (养生式), cioè “postura per il nutrimento della salute”. La Yangsheng Shi è generalmente adatta ai malati o alle persone fisicamente deboli. Le mani si lasciano cadere naturalmente, ma l’intenzione (yi) deve mantenere la percezione di un cerchio. Quando le mani sono posizionate in questo modo, la sensazione è quella di essere come unite senza esserlo realmente, ed è proprio in questa configurazione che la percezione del Qì risulta particolarmente intensa. Le ascelle devono rimanere aperte e vuote, perché con le mani tenute in basso è facile che tendano a chiudersi e a comprimersi. Questa posizione viene eseguita insieme alla Mabu Zhuang (posizione del cavaliere). La Yangsheng Shi è generalmente praticata con la piccola posizione del cavaliere (Xiao Mabu Zhuang), mantenendo il corpo relativamente più alto.

Se invece si sollevano le mani fino a poco sotto l’altezza delle spalle, la postura prende il nome di Bao yue Shi (抱月式), cioè “postura dell’abbracciare la luna”. 

In generale, nella pratica dello Zhan Zhuang, sia nelle arti marziali sia nel Qigong, la postura più utilizzata è la Baoyue Shi (抱月式), la “postura dell’abbracciare la luna”. Se, nella Baoyue Shi, si presta attenzione a mantenere l’ hukou (虎口, Bocca della Tigre, lo spazio tra pollice e indice) ben arrotondato, le due mani sembrano sostenere una sfera; inoltre, anche le due braccia insieme al tronco formano un altro grande cerchio. In questo modo la postura diventa la Sanyuan Shi (三圆式), cioè la “postura dei tre cerchi”.  

Mia nota:  iI tre cerchi sono:

  1. il cerchio formato dalle mani;
  2. il cerchio formato dalle braccia;
  3. il grande cerchio costituito dalle braccia insieme al torace.

La chiave della pratica consiste nel rilassare completamente le braccia. Mantenendo a lungo questa posizione, gradualmente può svilupparsi quella che viene chiamata la “forza delle due opposizioni” (二争力, er zheng li), nota anche come “forza elastica” (弹簧力, tanhuang li). Quando le braccia sono veramente rilassate, se qualcuno cerca di tirarle verso l’esterno non riesce ad aprirle; se invece prova a spingerle verso l’interno, non riesce a chiuderle. Questa è la forza che nasce dall’opposizione tra il corpo stesso e l’aria circostante, cioè dall’interazione con l’atmosfera. Poiché la pressione atmosferica agisce in modo uniforme su tutto il corpo, normalmente non ci accorgiamo nemmeno della sua esistenza. Ma quando ci si rilassa completamente e ci si integra con l’atmosfera, se con l’intenzione (yi) si immagina che qualcuno spinga da una parte, si percepisce una forza che rende impossibile spostare il corpo da quel lato; se si immagina di essere sollevati verso l’alto, si avverte ugualmente che non è possibile essere sollevati. È proprio questo che viene chiamato “forza delle due opposizioni”. Alcune persone, allenando soltanto questo metodo, riescono a sviluppare una forza straordinariamente potente.

il Maestro Wang Xiangzhai, in origine, praticava lo Xingyiquan; successivamente passò a esercitarsi soprattutto nella Hanji Shi (含机式), la “postura della potenzialità nascosta”. Oggi, però, generalmente si pratica la Baoyue Shi, con i due piedi paralleli, perché questa posizione richiede meno sforzo. Restando semplicemente in questa postura, con le braccia che abbracciano il vuoto, la forza delle due opposizioni si sviluppa in modo particolarmente efficace. Wang Xiangzhai diede alla propria pratica dello Zhan Zhuang un nuovo nome: Dachengquan (大成拳), cioè “Pugilato del grande conseguimento”, per sottolinearne la bellezza stilistica e l’efficacia pratica. Con questo nome intendeva dire che in una sola postura di Zhan Zhuang è contenuto tutto, rappresentando la sintesi completa sia delle arti marziali sia del Qigong. In sostanza, il metodo dello Zhan Zhuang consiste nel prendere determinate posture e praticarle come forme statiche prestabilite.

L’espressione “sette e tre” indica che l’atteggiamento prevalente è quello di avvolgere, con una leggera forza espansiva verso l’esterno

Se si sollevano le mani più in alto, la postura prende il nome di Guanqi Shi (贯气式), cioè “postura della conduzione del Qì” o “postura dell’infusione del Qì”. Quando si utilizza realmente lo Zhan Zhuang come metodo di allenamento, bisogna prestare attenzione al fatto che le mani siano come se si toccassero senza toccarsi realmente (si jie fei jie, indica una distanza ottimale tra le mani nella quale si percepisce il collegamento energetico senza contatto fisico). All’inizio della pratica, il Qì interno (neiqi) si muove in modo piuttosto intenso. In seguito, quando all’interno del corpo si sarà già sviluppato un certo quantitativo di Qì, questo fungerà da innesco (yinzi), permettendo di lavorare anche con il Qì esterno (waiqi) e di farlo entrare nel corpo con maggiore efficacia. Naturalmente, limitarsi a mantenere la postura senza utilizzare l’intenzione (yi) non serve. Con una corretta intenzione, quanto più abbondante diventa il Qì interno, tanto maggiore sarà la quantità di Qì esterno che potrà essere assorbita.

Perché all’inizio non permettiamo agli studenti di praticare in questo modo?

Perché temiamo che concentrino l’attenzione soltanto sul Qì presente nelle immediate vicinanze del corpo, senza riuscire a proiettare l’intenzione più lontano e senza prestare attenzione al processo di raccogliere il Qì esterno verso l’interno. Di conseguenza, ne assorbirebbero ben poco. Una volta compreso questo principio, l’intenzione deve essere sempre quella di raccogliere verso l’interno. Anche se le due mani sono molto vicine tra loro, bisogna immaginare mentalmente che lo spazio tra esse sia completamente vuoto, collegandolo al vuoto infinito dello spazio. In questo modo, quando si entra in contatto con il Qì, la quantità di Qì raccolta all’interno aumenta notevolmente. Una volta compreso questo metodo, la pratica deve attraversare diverse fasi che si ripetono ciclicamente.

All’inizio si impara a proiettare l’intenzione verso l’esterno e poi a richiamarla all’interno. Successivamente, nella pratica dello Xing Shen Zhuang, si mantiene l’attenzione sull’intero corpo, custodendolo completamente. Nella pratica del Wuyuan Zhuang, l’attenzione viene mantenuta sugli organi interni. Più avanti, nella pratica del Canale Centrale (Zhongmai), l’intenzione viene nuovamente proiettata verso l’esterno. Quando poi si pratica la Linea Centrale (Zhongxian), l’intenzione torna invece a raccogliersi nuovamente verso l’interno.

La pratica procede proprio attraverso queste ripetute alternanze. Ora, anche se la posizione delle mani è molto raccolta, l’intenzione deve comunque estendersi verso l’esterno. Durante molti esercizi dobbiamo prestare particolare attenzione alla sensazione che le dita siano come unite senza esserlo realmente (si jie fei jie). Occorre percepire la pienezza del Qì tra le due mani e il suo movimento circolare. Quando il Qì è abbondante, si sviluppa spontaneamente una forza di attrazione e raccolta verso l’interno (xi she zhi li, 翕摄之力, “forza di raccolta” o “forza di attrazione”, una forza centripeta che, secondo la teoria dello Zhineng Qigong, emerge naturalmente quando il Qì tra le mani diventa abbondante e circola in modo continuo). 

(2) Forma aperta verso l’esterno 

.I palmi sono rivolti verso l’esterno e le braccia formano un grande arco circolare. Come nella forma ad abbraccio (环抱式), anche questa postura può essere mantenuta all’altezza del torace oppure più in basso.

1. Postura di spingere verso terra

La Zhudi Shi (拄地式 letteralmente “postura di sostenere/spingere la terra”, il  gesto delle mani è quello di esercitare una pressione elastica verso il basso.) è una postura dinamica all’interno dello Zhan Zhuang (huó zhuāng, 活庄, “postura viva” o “postura dinamica”. Il Prof. Pang distingue queste posture da quelle puramente statiche perché, pur mantenendo una posizione fissa, contengono una marcata intenzione dinamica.). Le braccia devono rimanere piegate e le due mani, mantenendo una forma circolare, esercitano una spinta verso il basso, come se volessero comprimere il corpo verso il terreno. In passato si richiedeva che, al termine dell’allenamento, le gambe rimanessero completamente tese; piegandosi dalle anche (dal bacino), il tronco doveva flettersi completamente in avanti, fino a portare le mani sul dorso dei piedi e la testa a toccare anch’essa il dorso dei piedi. Lo scopo era sviluppare un corpo estremamente flessibile. Noi non abbiamo bisogno di allenarci fino a questo punto; è già più che sufficiente riuscire a portare la testa a toccare le gambe.

2. Postura di separare le nuvole

Nella Paiyun Shi (排云式, letteralmente “postura che separa (o disperde) le nuvole”. Nelle arti marziali sviluppa l’espansione laterale, la mobilità delle spalle e dei gomiti e la capacità di neutralizzare una forza proveniente dall’esterno.), le braccia vengono distese lateralmente fino all’altezza delle spalle, con i palmi rivolti verso l’esterno. In passato, chi praticava le arti marziali doveva allenare anche questa postura, perché rappresenta un metodo per sviluppare una forza diretta verso l’esterno e neutralizzare la forza proveniente dall’esterno. Per esempio, nelle tecniche di combattimento con il coltello esiste una presa inversa. Per eseguirla correttamente era necessario allenarsi dapprima nella forma aperta verso l’esterno. Se il polso non possiede sufficiente forza e il gomito non riesce ad aprirsi, la rotazione del braccio diventa difficile. La forma aperta verso l’esterno sviluppa precisamente una forza diretta verso l’esterno e rende più mobili e funzionali sia i gomiti sia le spalle. Generalmente, dopo aver praticato la Baoyue Shi (“postura dell’abbracciare la luna”), si passa alla Waikai Shi (“forma aperta verso l’esterno”), perché queste due posture sono opposte e complementari: una raccoglie verso l’interno, l’altra si apre verso l’esterno.

3. Postura del sollevare il tripode 

Si sollevano le mani sopra la testa, come se si stesse sollevando un tripode (ding). Le braccia non devono essere completamente distese, ma rimanere leggermente piegate. In questa postura bisogna mantenere l’intenzione (yi) di sostenere un oggetto molto pesante e di spingerlo verso l’alto. L’aspetto fondamentale della Juding Shi (举鼎式) consiste nell’allungare e aprire entrambi i lati del torace (letteralmente: “tirare le due costole”), sviluppando forza in questa regione. È particolarmente importante che le dita delle mani mantengano la condizione di “come unite senza esserlo realmente”. Quando si riesce veramente a raggiungere questo stato, la forza dell’intenzione di sollevare verso l’alto fa percepire come se il punto Baihui, sulla sommità della testa, fosse tirato verso l’alto e come se, dai due lati, qualcosa sollevasse l’intera sommità del capo.

3) Forma di sostegno con le braccia distese 

In questa categoria le braccia sono completamente distese. Le mani possono essere rivolte verso il basso, come se premessero il terreno. Le dita possono essere orientate in avanti oppure lateralmente verso l’esterno. Esistono inoltre varianti laterali e varianti con le mani rivolte verso l’alto. Le dita possono essere orientate verso l’interno, verso il dietro oppure verso l’esterno.

1. Postura del radicarsi alla Terra

Già durante la dinastia Song esisteva una postura dinamica chiamata “Sostenere il cielo e radicarsi alla terra”. Essa presenta alcune somiglianze con il nostro metodo, pur non essendo identica. Nella Lidi Shi (立地式) le braccia devono rimanere completamente distese e le mani si trovano in basso. È necessario sollevare il palmo (qiao zhang), cioè mantenerlo eretto con il polso esteso. Se le dita delle due mani sono rivolte lateralmente, questa variante prende il nome di Lidi Yizi Shi (立地一字式). In generale, tutte le posture con le braccia tese richiedono di mantenere il palmo eretto; soltanto poche posture costituiscono un’eccezione. Nelle arti marziali tradizionali questo rappresentava anche un metodo di combattimento molto efficace. In passato, nei livelli intermedi delle arti marziali, normalmente non si colpiva con il pugno: nella maggior parte dei casi si utilizzava il palmo. Nel momento in cui le dita stavano per toccare l’avversario, si eseguiva improvvisamente un deciso “affondamento del palmo”, ed era proprio quella forza a colpire il bersaglio. Se normalmente non si è in grado di mantenere il palmo eretto, questa tecnica non può essere eseguita. Si diceva che un colpo esplosivo portato con il palmo poteva provocare “o la morte o una grave lesione”; quando non era mortale, danneggiava comunque tendini e ossa. L’aspetto fondamentale non risiede nelle braccia, bensì nel fatto che la forza viene trasmessa rilassando e abbassando la spalla, facendo contemporaneamente affondare il polso, così che l’intero corpo proietti la forza in avanti. Un tempo si diceva che questa tecnica dovesse essere impiegata soltanto come “mano morta”, cioè quando la posizione della mano non consentiva più alcuna trasformazione. Normalmente non era permesso colpire una persona in questo modo. Solo quando l’avversario aveva ormai neutralizzato completamente la tua mano e la postura non poteva più cambiare, allora era consentito abbassare improvvisamente la spalla e sferrare il colpo. Se invece si utilizzava questa tecnica troppo presto, dopo aver colpito non sarebbe più stato possibile modificare la posizione; se il colpo non fosse stato risolutivo, si sarebbe rimasti esposti all’attacco dell’avversario.

Nel Qigong non si pratica molto questo genere di tecniche. Noi alleniamo le braccia distese con uno scopo diverso: fare in modo che, in futuro, un minimo movimento della punta delle dita possa mettere in moto l’intera rete dei meridiani. Non utilizziamo la forza esplosiva. Assunta correttamente la postura, con le braccia ai lati del corpo e i palmi mantenuti eretti, si utilizza soltanto una leggera alternanza di espansione e rilassamento della spalla, insieme a un lieve allungamento del braccio e a un piccolo movimento di raccolta e contrazione. In questo modo il Qì nella mano comincia a muoversi con intensità, quasi “soffiando”, e il palmo si riempie di una sensazione di forza che si diffonde in un’area piuttosto ampia, risultando molto evidente.

Lo scopo dello Zhan Zhuang con le braccia distese è proprio quello di permettere al Qì di raggiungere più facilmente le estremità degli arti. Per questo motivo, nello Zhineng Qigong, la postura iniziale (Qi Shi, 起式) prende avvio proprio dalla Lidi Shi, la “Postura del radicarsi alla Terra”.

2. Postura dello spingere la montagna

Nella Tuishan Shi (推山式) –  che significa letteralmente “Postura dello spingere la montagna” – le mani vengono portate davanti al corpo e spingono in avanti. Generalmente si assume dapprima correttamente la postura; quindi le braccia rimangono completamente distese e immobili. Gli unici movimenti consentiti sono quelli delle dita, delle spalle oppure una lieve alternanza del palmo che si raccoglie e poi si espande (una lieve chiusura e una lieve apertura). Con il tempo, il Qì nelle mani diventa sempre più sensibile e sempre più abbondante. A questo punto non è più consentito spingere e poi ritirare le mani: la posizione deve rimanere completamente stabile. Se proprio non si riesce a mantenere questa condizione, allora si può praticare spingendo un muro con le braccia distese, lasciando contemporaneamente affondare le spalle verso il basso ed esercitando una forte pressione. In passato, tuttavia, all’inizio dell’addestramento non era permesso spingere il muro, perché quando il Qì nelle mani non è ancora sufficiente, un esercizio del genere può facilmente provocare un blocco del Qì (Qì che ristagna o rimane trattenuto).

3. Postura dello spingere la montagna lateralmente 

Quando il palmo è mantenuto verticale sul lato del corpo, questa postura prende il nome di Pai Shan Shi (排山式), cioè “Postura dello spingere la montagna”. Se invece la mano viene piegata a uncino, la postura prende il nome di Erlang Danshan (二郎担山) che richiama la figura leggendaria di Erlang Shen, il dio guerriero che porta un carico sulle spalle con una stanga. La postura imita proprio questa struttura., cioè “Erlang che porta la montagna sulle spalle”. Originariamente questa non era una postura con le braccia completamente distese, ma deriva dalla forma a braccia tese. Le due braccia sono come una stanga da trasporto (biandan): l’obiettivo principale è sviluppare la forza delle braccia. Se invece si sollevano le dita, allora si allena soprattutto la forza delle dita. Nella Pai Shan Shi bisogna affondare il polso e rilassare e abbassare le spalle. Inoltre, è necessario raccogliere leggermente il palmo e unire le dita . Questa posizione viene assunta secondo il metodo tradizionale di allenamento della forza dell’Artiglio d’Aquila (鹰爪力 sviluppata tradizionalmente per rendere estremamente forti dita, polsi e avambracci. ). Se la si pratica mantenendo una forte tensione muscolare e aggiungendo la tecnica dell’emissione del suono (fayin fa), allora diventa un esercizio di Qigong duro.

Se, nella Pai Shan Shi, invece si aprono completamente le cinque dita, nelle antiche arti marziali questa postura prendeva il nome di “Palmo delle Cinque Forze che aprono la montagna”. In passato, durante l’allenamento, alle dita venivano fissati dei pesi; nell’aprirle era quindi necessario esercitare una forza considerevole. Prima di aggiungere questi pesi, però, era indispensabile allenare internamente il movimento ondulatorio. L’apertura delle dita doveva essere eseguita in modo morbido, accompagnata da questo movimento ondulatorio. Solo dopo aver acquisito tale capacità si potevano applicare i pesi. E anche con i pesi appesi alle dita era necessario riuscire a mantenere il movimento ondulatorio. Solo allora l’allenamento poteva considerarsi corretto. Per questo motivo, in passato, sia la Pai Shan (“Spingere la montagna”) sia la Kai Shan (“Aprire la montagna”) venivano praticate con le braccia distese, mantenendo sempre il movimento ondulatorio interno.

Una volta padroneggiato questo movimento, la forza aumentava enormemente. In passato, chi si ritirava sulle montagne per allenarsi nelle autentiche arti marziali conduceva davvero una vita durissima. Si allenava dall’alba alla sera, ogni giorno.

4. Postura del sostenere il Cielo

Nella Tuotian Shi (托天式, “Postura del sostenere il Cielo”. Serve soprattutto ad allungare i fianchi, espandere il torace e favorire l’ascesa del Qì verso la testa. ) le due braccia sono completamente distese sopra la testa. Anche in questa postura la forza viene sviluppata spingendo verso l’alto con le spalle. Questa postura non serve ad allenare la forza delle braccia; la Juding Shi (“Postura del sollevare il tripode”) è invece destinata proprio a sviluppare la forza delle braccia. Lo scopo della Tuotian Shi è allungare e sollevare entrambi i lati del torace, favorendo così la salita del qi verso la testa. Se poi si ruotano le mani in modo che le punte delle dita siano rivolte verso l’interno e successivamente si aprono verso l’esterno, la postura diventa la Kaitian Shi (开天式”Postura dell’aprire il Cielo”. L’azione simbolica di “aprire il Cielo” rappresenta, secondo il Prof. Pang, l’apertura del Tianmen (天门), cioè la regione del Baihui (GV20) sulla sommità del capo).. L’intenzione (yi) deve essere quella di aprire il Cielo. In realtà, ciò che si sta aprendo è il proprio “Cancello Celeste” (Tianmen).

In passato, la pratica della Kaitian Shi comprendeva numerosi particolari tecnici. Si iniziava sostenendo verso l’alto. Poi, mantenendo le braccia completamente distese, si scendeva verticalmente fino in basso. Successivamente si risaliva. Quando le mani arrivavano all’altezza del punto Yintang (印堂, tra le sopracciglia), venivano nuovamente aperte verso l’esterno. Dopo questa apertura, le mani venivano riportate sopra la testa e lì si eseguiva un’altra apertura. L’intera sequenza veniva ripetuta più volte. Lo scopo era aprire il Tianmen (Cancello Celeste) e aprire il Tianmu (Occhio Celeste).

In questa pratica è assolutamente importante che i due medi non vengano mai a contatto in modo rigido. Se si toccano completamente, l’esercizio perde il suo effetto. Se invece rimangono troppo distanti, non è possibile produrre l’azione di apertura. Per questo motivo devono trovarsi nella condizione di “come se si toccassero senza toccarsi realmente”, cioè 似碰非碰 (sì pèng fēi pèng). Quando si è tranquilli, con gli occhi chiusi, basta sfiorare molto leggermente con le mani e, non appena si stabilisce quel contatto, si avverte una sensazione improvvisa, come un piccolo brivido o scatto interno. Il Qì interno manifesta contemporaneamente una forza di attrazione e una forza di repulsione.

Se le mani sono esattamente allineate con il punto Yintang, nel momento in cui lo si sfiora si percepisce come se “si aprisse”. Quando invece le mani si trovano sopra la testa, si avverte come se il Tianmen si aprisse verso l’esterno. Con questo metodo noi utilizziamo la pratica delle braccia completamente distese per mettere in comunicazione il Qì interno con il Qì esterno.

Finora, per quanto riguarda le posture con le braccia distese, abbiamo parlato di posizioni simmetriche. Ora vediamo alcune delle posture asimmetriche più comuni.

5. Postura della tigre in agguato

Nella Fuhu Shi (伏虎式, postura della tigre in agguato ), i due piedi sono paralleli, ma uno è davanti all’altro. Entrambe le gambe sono leggermente piegate. Le due mani esercitano una pressione verso il basso.

La Dahu Shi (打虎式), la “Postura del colpire la tigre”, è diversa: la gamba anteriore è piegata in un passo ad arco, mentre la gamba posteriore rimane completamente distesa. La Fuhu Shi serve principalmente a sviluppare una forza integrata, possente e maestosa dell’intero corpo. Nel Qigong questa postura viene praticata soprattutto per sviluppare il cosiddetto “Qì della schiena”, cioè il “dorso della tigre”. Il Qì della schiena deve diventare abbondante. Anticamente si diceva che nel corpo esistono diverse manifestazioni del Qì. Il “dorso della tigre” corrisponde a ciò che veniva chiamato “Qì che avvolge”. Quando si espandono energicamente le spalle, è come se il Qì si distendesse e si dispiegasse su tutta la schiena, rivestendola completamente.

6. Postura di sostenere il Cielo e appoggiarsi alla Terra

I due piedi sono paralleli, con le gambe distese e separate alla larghezza delle spalle. Per quanto riguarda gli arti superiori, una mano sostiene il cielo, mentre l’altra si appoggia alla terra. In passato questa postura era praticata nella tradizione buddhista. Si dice che, quando Shakyamuni Buddha nacque, assunse proprio questa posizione: una mano indicava il Cielo e l’altra la Terra, pronunciando le celebri parole: Sotto il cielo e sopra la terra, solo io sono il Venerabile”.

Da questa immagine tradizionale avrebbe avuto origine la postura. Qual è il significato di questa posizione dal punto di vista del movimento del Qì?   Questa è una postura che dovrebbe essere praticata solo dopo aver raggiunto un certo livello di allenamento. Nel Qigong esiste il concetto di mianlian (绵连), cioè una connessione continua e ininterrotta del Qì. Quando i palmi delle mani sono rivolti uno verso l’altro, questa connessione si stabilisce facilmente. Quando invece i palmi sono rivolti in direzioni opposte, la connessione diventa molto più difficile. Inoltre, per poter praticare efficacemente questa postura, è indispensabile che davanti al torace vi sia già una sufficiente presenza di Qì. Se questa condizione manca, la postura perde il suo significato.

Come si sviluppa questo Qì?

Mentre una mano spinge verso l’alto e l’altra preme verso il basso, l’attenzione mentale non deve essere concentrata sulle due mani. Bisogna invece dirigere l’intenzione davanti al corpo, utilizzando consapevolmente l’intenzione (yi). Le punte delle dita della mano che sostiene il cielo e della mano che preme verso la terra devono essere leggermente ripiegate all’indietro. Con l’intenzione bisogna collegare tra loro le due mani. In futuro, può capitare che incontriate praticanti buddhisti che vi mostrino questa postura.

Allora potrete dire: «Sostenere il Cielo e appoggiarsi alla Terra: è la postura del Buddha Shakyamuni.» Se davanti al loro petto non percepite alcun qi, potrete scherzare dicendo: «Questo è un Buddha di legno: tanto vale bruciarlo!» Se invece davanti al torace c’è davvero del Qì, significa che quella persona possiede una pratica autentica e una reale abilità.

7. Postura indipendente del sostenere il Cielo

La Duli Chengtian Shi (独立撑天式, “Postura indipendente del sostenere il cielo”, eseguita in equilibrio su una sola gamba.) è, in realtà, molto simile alla postura del Gallo d’Oro su una gamba (Jinji Duli Shi, 金鸡独立式). Una mano sostiene il cielo, l’altra si appoggia alla terra; la testa è sollevata e l’intero corpo si regge su una sola gamba. Se, in questa postura, il braccio disteso viene leggermente piegato e la punta del piede sollevato viene lasciata cadere naturalmente verso il basso, si ottiene la postura chiamata Feng Bai Liu (风摆柳), cioè “Il salice mosso dal vento”. Questa postura veniva utilizzata per allenare la Qinggong, l’arte della leggerezza del corpo. Praticata con gli occhi chiusi, è molto simile al nostro esercizio La Gru si erge e guarda nelle quattro direzioni (sezione di Wuyuan Zhuang, terzo livello Zhineng Qigong).

 

Se inoltre si aggiunge una lieve posizione di “testa di Gru e testa di Drago” –  Sezione uno della Forma Xing Shen Zhuang di Zhineng Qigong, si ottiene completamente il movimento del Salice mosso dal vento. Il corpo oscilla dolcemente, proprio come i rami di un salice piangente mossi dalla brezza. La mano mantenuta sopra la testa serve a sollevare il punto Baihui (百会). Una volta che il Baihui è ben sostenuto verso l’alto, si rilassa l’intero corpo e, con gli occhi chiusi, ci si lascia oscillare leggermente.

Aggiungo che c’è anche la statica di quarto livello Zhineng Qigong e molte altre ancora.

Conclusione

Da questa lezione emerge chiaramente che lo Zhan Zhuang non è semplicemente un esercizio di immobilità, ma un metodo completo di coltivazione del corpo e del Qì.

Attraverso le numerose varianti delle posture, il Prof. Pang Heming mostra come ogni posizione abbia uno scopo preciso: sviluppare la struttura corporea, rafforzare la forza integrata, favorire la circolazione del Qì, collegare l’interno con l’esterno e preparare il praticante sia al Qigong sia alle arti marziali.

Al di là delle differenze tra le varie posture, il principio fondamentale rimane sempre lo stesso: rilassare il corpo senza perdere la struttura, mantenere una corretta intenzione (Yì) e lasciare che il Qì si sviluppi in modo naturale.

Le antiche posture marziali vengono così reinterpretate dal Prof. Pang come strumenti per la coltivazione della salute e della consapevolezza, mantenendone intatti i principi biomeccanici e la ricchezza energetica, ma orientandoli verso lo sviluppo armonioso dell’essere umano.

Come egli stesso lascia intendere più volte durante questa lezione, non è la forma esteriore della postura a determinarne l’efficacia, bensì la qualità del rilassamento, dell’intenzione e della presenza del Qì. Una posizione può apparire perfetta, ma senza questi elementi rimane soltanto una forma vuota.

Lo Zhan Zhuang è quindi un’arte della semplicità solo in apparenza: dietro l’immobilità si nasconde un lavoro profondo sul corpo, sul respiro, sull’intenzione e sul Qì, che continua ad affinarsi con la pratica costante nel corso degli anni.

È proprio questa apparente semplicità a rendere lo Zhan Zhuang uno dei fondamentali metodi di tutta la tradizione delle arti interne cinesi.

Haola!

Maria Grazia Mauri 

 
 

Zu Chang, il Campo di Qì del Zhineng Qigong, è composto dallo Hunyuan Qì che si genera dall’unione del Qì del Maestro, con il Qì del mondo naturale e il Qì di ogni essere vivente.

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