Maestro Pang Ming Zhineng Qigong:
“Con questo semplice esercizio di tirare il Qì (Laqì), c’è già tutto.”
“Lā” significa “tirare” e “Qì” normalmente si riferisce al Qì Esterno, questo è il significato del nome della pratica; insieme, questo termine significa ed indica il tirare e attirare il Qì Esterno verso una parte del corpo.
Compagni, quando praticate i Tre centri che si Uniscono e lo Zhan zhuang, quando nel punto dell’ombelico il Qì è diventato abbastanza abbondante, allora potete mettere le mani dove volete e praticare in qualsiasi modo.
Alcuni praticano per sviluppare abilità marziali, e allora assumono posture marziali. Io invece pratico altri tipi di esercizi, quindi le mani possono essere messe in qualunque posizione. Tuttavia, in tutti i casi si può usare il metodo dei Tre Centri Uniti (San Xin Bing), perché questo è il punto chiave. Su questo, compagni, dovete prestare particolare attenzione.
Inoltre, quando praticate San Xin Bing, poiché ora teniamo le mani davanti all’ombelico, le mani devono tirare il Qì molto delicatamente, lentamente: apertura… chiusura… apertura… chiusura…
Bisogna tirare il Qì in questo modo, con movimenti molto piccoli; più il movimento è piccolo, più la sensazione diventa evidente. Tirando lentamente il Qì, le mani iniziano gradualmente a percepire qualcosa: quando apri, sembra che le mani non riescano più a separarsi; quando chiudi, sembra che non riescano più a unirsi completamente.
Quando nelle mani compare questa sensazione, rilassandoti lentamente anche le braccia iniziano a percepire il Qì; le due braccia sembrano anch’esse non riuscire più a separarsi. Questo significa che il Qì è diventato abbondante.
Inoltre, attraverso questo esercizio di tirare il Qì, puoi rendere le mani molto sensibili. In futuro, per emettere Qì, sanare le malattie o percepire il Qì, praticherai sempre Laqì: allo stesso tempo serve per emettere Qì e per percepirlo.
Quando la sensazione diventa chiara, basta toccare con la mano per percepire il Qì. E, praticando a lungo, con un semplice tocco riuscirai a distinguere il Qì normale da quello patologico.
Non dovete sottovalutare questo esercizio del tirare il Qì: dentro questo esercizio c’è tutto. Serve per le arti marziali, per il Qigong, per sviluppare abilità energetiche, per emettere Qì esterno e anche per imparare a vedere il Qì.
Socchiudendo leggermente gli occhi mentre si tira il Qì, gradualmente si comincia persino a vedere il Qì attorno alle mani. Pensate davvero che servano altre tecniche particolari? In questo semplice esercizio del tirare il Qì c’è già tutto.
Perciò, quando praticate I Tre Centri che si Uniscono nello zhan zhuang, dovete aggiungere questo contenuto alla pratica: imparare a tirare il Qì continuamente. Così la mente non si distrae facilmente.
Quando il Qì sembra non separarsi, quando si percepisce quella sensazione sottile e filamentosa… ah, è davvero interessante!
Tirando il Qì, si può arrivare a vedere chiaramente che, quando le mani si allontanano, tra di esse appare una grande colonna luminosa. Più la osservi, più diventa evidente; più la osservi, più la trovi interessante. E così la mente non si disperde più.
Guardando il Qì nelle dita, si sente: ‘Che Qì forte! Che Qì forte!’. Osservando questa ‘colonna’ e facendola muovere, non penserai più: ‘Ah, ho dimenticato di chiudere la finestra’; non penserai più alla finestra, ma soltanto al Qì.
Perciò, quando praticate I Tre Centri che si Uniscono nello Zhan zhuang, dovete prestare attenzione a percepire il Qì.
Noi pratichiamo per sviluppare la concentrazione mentale: una volta che, praticando i Tre Tre Centri che si Uniscono nello Zhan zhuang, riuscite a percepire il Qì e a tirarlo, allora continuate a farlo ripetutamente e a sperimentarlo continuamente; in questo modo la mente si concentrerà.
Più la percezione del Qì diventa chiara, più la mente riesce facilmente a concentrarsi; e più la mente si concentra, più il Qì diventa sensibile.
Per questo, compagni, dovete prestare un’attenzione davvero particolare a questo punto. I Tre Centri che si Uniscono nello Zhan zhuang costituiscono una pratica fondamentale.
All’inizio, se praticando vi stancate, potete mantenere una posizione più alta; quando invece il vostro gongfu sarà cresciuto, potrete abbassarvi di più.
La cosa essenziale è seguire correttamente le richieste della postura del corpo. Quando praticate i Tre Centri che si Uniscono nello Zhan zhuang, dovete continuamente regolare il vostro corpo e verificare se la postura corrisponde ai requisiti richiesti.
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Mia aggiunta, visto che spesso i praticanti lo chiedono:
Nel Laqì (tirare il Qi) dello Zhineng Qigong, la respirazione migliore è quella naturale, lenta, morbida e non forzata.
All’inizio non bisogna complicare troppo il respiro: la cosa più importante è che mente, movimento e sensazione del Qì si armonizzino spontaneamente.
In generale, ciò che ho osservato con la mia pratica:
quando le mani si aprono → il respiro tende naturalmente a inspirare;
quando le mani si chiudono → il respiro tende naturalmente a espirare.
Va bene anche fare il contrario, se questo è il tuo sentire, questo però non deve diventare rigido o meccanico. Nel vero stato di Qigong, il respiro diventa sempre più silenzioso, sottile, lungo, naturale.
La cosa fondamentale è non trattenere il respiro, non forzarlo, non “guidare” il Qì con tensione.
Il movimento è guidato dai gomiti.
Nel Laqì, il Qi si percepisce soprattutto attraverso il rilassamento, presenza mentale, continuità del movimento, attenzione tra le mani.
Quando la mente si calma davvero, spesso il respiro rallenta da solo.
Un principio importante dello Zhineng Qigong: “Il respiro segue naturalmente il movimento del Qi.”
Quindi:
* all’inizio → si lascia il respiro spontaneo;
con la pratica → movimento, respiro e intenzione si sincronizzano da soli;
* a un livello più profondo → si percepisce soprattutto il Qì, mentre il respiro diventa secondario.
Nel Laqì, una respirazione troppo controllata spesso blocca la sensibilità. Una respirazione naturale, invece, permette alle mani di diventare più percettive e alla mente di entrare più facilmente nello stato di Qigong.
Da Cuore a Cuore ,
Maria Grazia Mauri








