“L’Informazione è il fondamento di tutto”  Dr Pang Ming

Da Cuore a Cuore A.S.D.

“Il Jūnzǐ si forma e si tempra attraverso lo Xiaorén”

Le difficoltà, le persone difficili e le avversità non sono sempre ostacoli: talvolta sono ciò che ci tempra, ci rende più lucidi e fa emergere la nostra vera statura interiore.

La persona nobile si tempra attraverso le persone meschine.
 
Jūnzǐ e Xiaorén in cinese:
君子 Jūnzǐ → persona nobile, virtuosa, di elevata statura morale,
小人 Xiǎorén → persona meschina, di piccola statura morale.
 
Quando il Filosofo cinese Shào Yōng spiegava il celebre detto:
«Le pietre di un’altra montagna possono servire a lavorare la giada», faceva un’osservazione molto profonda.
 
La giada è morbida, delicata, calda e levigata. Se si prendessero due pezzi di giada e li si facesse strofinare l’uno contro l’altro, non riuscirebbero a lavorarsi reciprocamente. Per levigare la giada è necessario qualcosa di più ruvido, qualcosa capace di creare attrito.
È proprio così anche nella vita.
 
Il Jūnzǐ, la persona nobile e virtuosa, non si forma soltanto incontrando persone gentili e vivendo in circostanze favorevoli. Talvolta è proprio il confronto con lo Xiaorén, con la persona meschina, difficile o ostile, a diventare uno strumento di tempra.
 
Quando il Jūnzǐ viene ferito, ostacolato o maltrattato, ha la possibilità di fermarsi, guardare dentro di sé, esaminare il proprio comportamento e correggere ciò che deve essere corretto. Imparando anche a riconoscere e a evitare lo Xiǎorén, sviluppa discernimento.
 
L’attrito scuote il suo cuore e la sua volontà; le difficoltà rendono più salda la sua natura; le prove accrescono le sue capacità e lo aiutano a prevenire future disgrazie.
 
Così, ciò che inizialmente sembrava soltanto un ostacolo può trasformarsi in uno strumento di crescita.
 
Ed è proprio attraverso questo processo che il principio della Via finisce per manifestarsi nella persona del Jūnzǐ.
Tutti vorremmo vivere e lavorare in un ambiente sereno, amichevole e favorevole. È naturale desiderare che le cose procedano senza troppi ostacoli, e se la vita ci conduce, nostro malgrado, in un ambiente difficile, non dobbiamo necessariamente considerarlo una disgrazia.
 
La difficoltà, di per sé, non determina il risultato.
Ciò che conta è come la affrontiamo.
 
Non considerare immediatamente l’avversità come qualcosa di intollerabile può aprire uno spazio completamente diverso dentro di noi. È proprio nelle situazioni che ci mettono alla prova che possiamo scoprire risorse che, in condizioni troppo facili, forse non avremmo mai sviluppato.
 
Molte persone dotate di qualità profonde si sono formate proprio in ambienti pieni di spine.
Le difficoltà le hanno rese più sagge, più lucide, più calme e più resilienti. Hanno imparato a non farsi travolgere dagli eventi, a comprendere meglio le persone, a governare le proprie emozioni e ad affrontare con maggiore equilibrio ciò che accade.
 
E, spesso, mentre loro cambiavano, anche le loro circostanze cominciavano lentamente a cambiare.
Questo non significa glorificare la sofferenza, né sostenere che il dolore sia sempre necessario o positivo.
Significa semplicemente riconoscere una legge della vita:
ciò che ci mette alla prova può anche temprare ciò che siamo.
 
Guardando alla storia, antica e moderna, in Oriente e in Occidente, è difficile trovare una persona veramente realizzata il cui cammino sia stato completamente privo di ostacoli.
 
Le difficoltà, in forme diverse, fanno parte del percorso, ma esiste anche il movimento opposto.
 
Ci sono persone che trascorrono gran parte della loro vita in ambienti eccessivamente protetti e favorevoli, dove la famiglia elimina per loro ogni ostacolo, risolve ogni problema e impedisce loro di confrontarsi con le difficoltà reali. Quanti di noi hanno incontrato persone così?
 
Alcune arrivano persino a sottrarsi completamente alla competizione e alle responsabilità della vita professionale, rimanendo a lungo nella propria zona di comfort.
 
A poco a poco, però, ciò che sembrava protezione può trasformarsi in debolezza.
 
Quando finalmente arriva un cambiamento, una responsabilità o una difficoltà inattesa, queste persone possono ritrovarsi disorientate, incapaci di reagire e prive degli strumenti interiori necessari per affrontare la situazione.
 
È anche questo uno dei significati profondi del detto:
“La ricchezza non dura oltre tre generazioni.”
Non perché la ricchezza sia necessariamente negativa, ma perché una vita eccessivamente comoda può privare una persona proprio di quelle esperienze che sviluppano capacità, responsabilità, discernimento e forza interiore.
 
Quando tutto viene ottenuto senza sforzo, si rischia di sviluppare una preferenza per il piacere e un’avversione per la tempra.
E ciò che non viene mai esercitato, alla fine, si indebolisce.
Per questo possiamo ricordare due principi.
Non considerare le avversità come un male assoluto:
è il presupposto per trovare la forza di reagire, crescere e trasformare la propria situazione.
 
Non considerare le circostanze favorevoli come un bene assoluto:
è il presupposto per non lasciarsi addormentare dalla comodità e per conservare la capacità di affrontare la realtà.
La vita non ci offre sempre ciò che desideriamo.
A volte ci offre una strada liscia.
A volte una pietra ruvida e anche una pietra ruvida può diventare ciò che leviga la giada.
 
Forse, quando incontriamo qualcuno o qualcosa che ci mette profondamente alla prova, possiamo imparare a chiederci non soltanto: “Perché devo affrontare tutto questo?”
ma anche: “Che cosa sta cercando di temprare in me questa esperienza?”
Perché il Jūnzǐ non nasce già compiuto.
Si forma attraverso ciò che incontra, si tempra attraverso ciò che lo mette alla prova e diventa sempre più saldo attraverso l’attrito della vita.
 
È questo il senso più profondo di: Il Jūnzǐ si tempra attraverso lo Xiaorén.

Haola!

Maria Grazia Mauri 

Zu Chang, il Campo di Qì del Zhineng Qigong, è composto dallo Hunyuan Qì che si genera dall’unione del Qì del Maestro, con il Qì del mondo naturale e il Qì di ogni essere vivente.

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