Secondo la Teoria dello Yìyuǎntǐ, la vera natura dell’«io» è lo Zìwǒ Yìyuǎntǐ puro; l’«io» che sperimentiamo abitualmente, pieno di distinzioni e attaccamenti, è invece lo Piānzhí Yìyuǎntǐ, oscurato strato dopo strato dai sistemi di riferimento acquisiti.
Il nucleo della pratica consiste nel lasciar cadere questi strati di oscuramento e ritornare alla natura fondamentale.
II. Come la teoria dello Yìyuǎntǐ spiega «le afflizioni sono Bodhi»
Questa teoria considera «afflizione» e «Bodhi» come due manifestazioni dello stesso fondamento della coscienza, lo Yìyuǎntǐ, in condizioni differenti.
La trasformazione dipende dal grado con cui il sistema di riferimento oscura la coscienza e dal grado di trasparenza della consapevolezza originaria.
1. La natura dell’afflizione: forte oscuramento e scarsa consapevolezza
• Quando lo Yìyuǎntǐ è ricoperto da un pesante sistema di riferimento rigido e parziale, la coscienza si trova in uno stato di elevata entropia, confusione e dispersione.
• In questa condizione, lo Yìyuǎntǐ non riesce a riflettere il mondo così com’è, ma lo interpreta attraverso «filtri» deformanti. Nascono così attaccamento, resistenza, ansia e altre reazioni emotive: questo è ciò che viene chiamato «afflizione».
2. La natura del Bodhi: scarso oscuramento e alta consapevolezza
• Quando, attraverso la pratica — per esempio mediante il Qìgōng e la coltivazione della propria natura interiore — gli strati prodotti dal sistema di riferimento vengono progressivamente rimossi, le funzioni originarie dello Yìyuǎntǐ possono manifestarsi.
• La coscienza entra allora in uno stato di minore entropia, maggiore ordine e trasparenza. Può riflettere le cose come uno specchio, senza aggrapparsi ad esse, e riconoscere chiaramente il sorgere e lo svanire di ogni pensiero e la loro natura illusoria.
Questo è il Bodhi: risveglio e saggezza.
3. Il significato di «sono» (jí, 即): un’unica essenza, due manifestazioni — la differenza tra illusione e risveglio.
• Un unico fondamento: afflizione e Bodhi non sono due entità indipendenti. Sono differenti manifestazioni dello stesso Yìyuǎntǐ nello stato di «illusione» — quando è oscurato dal sistema di riferimento — e nello stato di «risveglio», quando l’oscuramento viene rimosso.
• La chiave della trasformazione: non si tratta di eliminare le afflizioni per andare alla ricerca del Bodhi altrove, ma di vedere la natura vuota e quieta delle afflizioni, cioè riconoscere la natura illusoria dell’oscuramento prodotto dal sistema di riferimento.
Quando non ci si aggrappa più al «filtro» sul quale l’afflizione si appoggia, l’afflizione perde immediatamente il proprio fondamento e la sua energia si trasforma naturalmente in una consapevolezza limpida: il Bodhi.
• Direzione della pratica: «le afflizioni sono Bodhi» significa che la pratica non richiede di fuggire dalle afflizioni del mondo. Quando un’afflizione sorge, occorre invece riconoscere l’attaccamento al sistema di riferimento che si trova dietro di essa.
Attraverso il «superamento dell’attaccamento», la consapevolezza ritorna alla trasparenza e avviene una trasformazione interiore.
III. Sintesi: la logica fondamentale della Teoria
La Teoria dello Yìyuǎntǐ fornisce a questi due concetti una struttura chiara nell’ambito dello studio della coscienza:
• Riguardo all’«io»: superare l’identificazione con lo Piānzhí Yìyuǎntǐ — il falso sé costruito dai sistemi di riferimento acquisiti — e riconoscere lo Zìwǒ Yìyuǎntǐ, il soggetto della consapevolezza originaria e pura.
• Riguardo a «le afflizioni sono Bodhi»: riconoscere che l’afflizione rappresenta uno stato oscurato della coscienza, mentre il Bodhi rappresenta uno stato trasparente della coscienza.
Entrambi hanno la stessa origine.
La via della trasformazione consiste nel:
«Spezzare l’attaccamento al sistema di riferimento e manifestare la luminosità dello Yìyuǎntǐ.»
Questa interpretazione trasforma la tradizionale teoria della natura della mente in un modello operativo e verificabile degli stati della coscienza.
Indica che l’essenza della pratica consiste nella riduzione dell’entropia della coscienza e nell’aumento della coerenza della consapevolezza, realizzando così, nell’esperienza concreta della vita, una trasformazione dalla «parzialità e dall’attaccamento» verso la «completezza».