“L’Informazione è il fondamento di tutto”  Dr Pang Ming

Da Cuore a Cuore A.S.D.

Chēngbì (撑臂) Sostenere le braccia nello Zhineng Qigong

«Quando, durante il Chēngbì, il flusso di Qì attraversa il corpo, il Qì può cominciare ad agire verso l’esterno. Yiyuanti mette così in comunicazione le informazioni dell’interno e dell’esterno. Le informazioni escono e rientrano, escono e rientrano continuamente, fino a diventare completamente comunicanti. Quando interno ed esterno sono connessi, allora diventa possibile ricevere direttamente le particolari informazioni provenienti dall’esterno.» 

Prof. Pang Ming Zhineng Qigong

Una pratica semplice per sviluppare salute, Qì, stabilità mentale e sensibilità percettiva.

Tra gli esercizi più caratteristici dello Zhineng Qigong, fondato dal Maestro Pang Ming, il Chēngbì (撑臂) occupa un posto speciale. A prima vista sembra un esercizio estremamente semplice: si mantengono le braccia sollevate all’altezza delle spalle, con i palmi verticali e le dita rivolte verso l’alto. In realtà, dietro questa apparente semplicità si nasconde una delle pratiche statiche (dinggong, 定功) più profonde e impegnative dell’intero sistema. Molti praticanti raccontano che è più facile correre mezz’ora che mantenere correttamente il Chēngbì per dieci minuti. Ed è proprio questa difficoltà a costituire una parte essenziale del suo valore.

Il significato del nome 撑臂 (Chēngbì)

Il termine cinese 撑臂 è composto da due caratteri:

  • 撑 (chēng) significa sostenere, mantenere aperto, tenere disteso, spingere verso l’esterno.
  • 臂 (bì) significa braccio.

Una traduzione letterale sarebbe quindi: “Sostenere le braccia” oppure “Mantenere le braccia aperte”.

Il carattere suggerisce però qualcosa di più di un semplice “tenere su”: indica un’azione di espansione, come quando si tende una vela o si apre un ombrello. Non si tratta quindi di irrigidire le braccia, ma di creare una forza elastica di apertura che nasce dall’interno del corpo.

Un esercizio creato per essere semplice e accessibile.

Alla fine degli anni Settanta, Pang Ming sviluppò una serie di esercizi destinati a poter essere praticati da chiunque, indipendentemente dall’età o dalla preparazione fisica.

Tra questi troviamo:

  • lo Zhàn Zhuāng (站桩), la posizione eretta statica;
  • il Dūn Qiáng (蹲墙), il celebre “squat al muro”;
  • il Chēngbì (撑臂).

L’obiettivo era creare esercizi semplici ma estremamente efficaci, capaci di:

  • mobilizzare rapidamente il qi;
  • migliorare la salute;
  • favorire l’autoguarigione;
  • sviluppare le capacità percettive del praticante.

Secondo il Prof. Pang Ming, gli esercizi apparentemente più semplici sono spesso quelli che producono i cambiamenti più profondi.

Come si esegue:

La posizione è molto essenziale. Si sollevano entrambe le braccia lateralmente fino all’altezza delle spalle. I palmi vengono mantenuti verticali (lìzhǎng, 立掌), mentre le dita sono ben distese e leggermente piegate all’indietro. Le braccia rimangono aperte verso l’esterno, senza irrigidirsi. La testa viene delicatamente sospesa verso l’alto dal punto Baihui. Il corpo resta rilassato. Gli occhi possono rimanere leggermente chiusi. La respirazione per i principianti, è naturale. All’esterno sembra che non accada nulla. All’interno, invece, il lavoro è intenso.

 

Su cosa agisce secondo lo Zhineng Qigong:

Secondo il Prof. Pang Ming, le mani rappresentano una delle principali porte di comunicazione energetica del corpo. Attraverso gli arti superiori scorrono sei importanti meridiani:

  • Cuore,
  • Polmone,
  • Pericardio,
  • Intestino Crasso,
  • Intestino Tenue,
  • Triplice Riscaldatore

Quando le braccia vengono mantenute nella posizione di Chēngbì, il qi e il sangue vengono convogliati naturalmente lungo questi meridiani. L’obiettivo non è semplicemente “far arrivare più energia” alle mani, ma ristabilire una circolazione armoniosa in tutto il sistema energetico. Quando il Qì circola liberamente diminuiscono i ristagni, gli organi interni lavorano in modo più equilibrato, migliora la circolazione del sangue, il corpo tende spontaneamente verso uno stato di maggiore salute.

La pratica non sviluppa soltanto il corpo.

Uno degli aspetti più interessanti del Chēngbì è che il Prof. Pang Ming non lo considerava soltanto un esercizio terapeutico. Lo definiva soprattutto una pratica per coltivare due qualità fondamentali:

  • 感知力 (gǎnzhīlì) — la capacità di percezione;
  • 定力 (dìnglì) — la stabilità mentale.

Questi due aspetti rappresentano il cuore dell’esercizio.

Coltivare la capacità di percezione.

Nel linguaggio dello Zhineng Qigong, la capacità di percezione non coincide semplicemente con il “sentire”. È la capacità di percepire con chiarezza il proprio corpo, il movimento del Qì, le tensioni, i cambiamenti interiori. Durante il Chēngbì si impara gradualmente a osservare senza reagire. Compaiono formicolii. Calore. Pesantezza. Pulsazioni. Dolore. Movimenti spontanei. Tutto viene osservato senza giudizio. Secondo il Prof. Pang Ming, proprio questa osservazione rende la percezione sempre più raffinata. Egli affermava che, una volta aperti i meridiani degli arti superiori, anche la capacità percettiva diventa più ampia. Durante il sostegno delle braccia il campo informativo del praticante tende ad aprirsi verso l’esterno. Per questo motivo lo Zhineng Qigong considera il Chēngbì uno degli esercizi più efficaci per sviluppare la sensibilità interna.

Coltivare la stabilità mentale.

Forse il beneficio più importante è proprio questo. Dopo pochi minuti compaiono: dolore; bruciore; pesantezza; tremori. L’impulso naturale è abbassare le braccia. Ed è proprio in quel momento che inizia il vero allenamento.ì Il Prof. Pang Ming insegnava che il praticante non deve combattere contro il dolore. Deve invece: osservarlo, comprenderlo, lasciarlo circolare. Molti praticanti raccontano un fenomeno curioso. Quando si smette di pensare soltanto al dolore e lo si osserva con attenzione, esso tende spontaneamente a cambiare. Il Prof. Pang Ming descriveva questo processo dicendo: “Quando vedi veramente ciò che accade, la trasformazione è già iniziata.”

Per questo motivo il Chēngbì viene considerato una pratica di educazione della mente prima ancora che del corpo.

“Mente/Cuore del Dao” e “Mente/Cuore ordinaria”

Uno degli insegnamenti più belli riportati negli scritti sul Chēngbì che ho trovato, riguarda proprio il modo di affrontare il dolore. Quando compare il dolore si può reagire in due modi.

  • Il primo consiste nel pensare soltanto: “Fa male.” 
  • Si sopporta. 
  • Si aspetta che finisca. 
  • Questa viene chiamata la mente ordinaria (人心, rénxīn).

 

  • Il secondo consiste invece nell’osservare con precisione:
  • Dove fa male?
  • È il muscolo?
  • Il tendine?
  • L’articolazione?
  • Nel momento stesso in cui nasce questa osservazione consapevole, il corpo tende a rilassarsi.

Questa è la mente / cuore del Dao (道心, dàoxīn).

Secondo il Prof. Pang Ming, tra questi due stati mentali esiste soltanto la differenza di un singolo pensiero.

Il ruolo dell’intenzione.

Durante la pratica l’intenzione svolge un ruolo fondamentale. Il praticante viene invitato a immaginare il punto Baihui collegato continuamente alle dita; il Qì che entra dai palmi durante l’inspirazione, questo per i praticanti avanzati; il Qì che esce dai palmi e dalle dita durante l’espirazione. L’intenzione non serve a “forzare” il Qì. Serve semplicemente a orientare l’attenzione.

Non conta il tempo, conta la qualità.

Molti principianti chiedono: “Quanto tempo bisogna mantenere la posizione?”. Gli articoli dello Zhineng Qigong riportano alcune indicazioni empiriche.

Generalmente:

  • 5 minuti rappresentano il punto di partenza;
  • 10 minuti indicano già una buona condizione generale;
  • 20 minuti vengono considerati una pratica con finalità terapeutiche;
  • durate superiori producono un allenamento ancora più profondo.

Ho letto di persone che lo praticano per più ore. Il Prof. Pang Ming, tuttavia, metteva in guardia da un errore molto comune:

  • Non bisogna praticare per battere un record.
  • Non bisogna confrontarsi con gli altri.
  • Non bisogna forzare il corpo.

L’efficacia della pratica dipende molto più dalla qualità della presenza mentale che dalla durata. Come ricordava citando il Daodejing: “Indebolisci le ambizioni, rafforza le ossa.” 

Una pratica di trasformazione

Molti praticanti cinesi riferiscono miglioramenti in disturbi come rigidità cervicale, tensioni alle spalle, dolori agli arti superiori e senso generale di affaticamento. Nella visione dello Zhineng Qigong, questi effetti derivano dal miglioramento della circolazione del Qì e del sangue e dal rilassamento progressivo del corpo. Per il Prof. Pang Ming, però, il beneficio più importante è un altro. Il Chēngbì insegna a rimanere presenti, a non fuggire davanti al disagio, a osservare con lucidità ciò che accade dentro di noi, a sviluppare quella stabilità interiore (dìnglì) che poi si riflette naturalmente nella vita quotidiana.

È per questo che un esercizio apparentemente tanto semplice continua a essere considerato, ancora oggi, una delle pratiche fondamentali dello Zhineng Qigong: non solo un metodo per migliorare la salute, ma una vera disciplina di coltivazione del corpo, del Qì e della mente.

Master Lv Junfeng ci ha insegnato la genuflessione nello Zhineng Qigong così come veniva insegnata dal Maestro Pang Ming al Centro Huaxia. Sappiamo che è una pratica impegnativa: non è facile, può essere dolorosa e non è per tutti, soprattutto per chi ha problemi alle ginocchia.
Abbinata al Chengbi, non oso immaginare quanto possa risultare intensa.

 

Da Cuore a Cuore,

Maria Grazia Mauri 

Zu Chang, il Campo di Qì del Zhineng Qigong, è composto dallo Hunyuan Qì che si genera dall’unione del Qì del Maestro, con il Qì del mondo naturale e il Qì di ogni essere vivente.

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