“L’Informazione è il fondamento di tutto”  Dr Pang Ming

Da Cuore a Cuore A.S.D.

Un Campo di Qì potente richiede che lo utilizziamo attivamente

Discorso tenuto alla cerimonia di chiusura della seconda sessione del Centro di Riabilitazione dal Prof. Pang Ming (28 ottobre 1995)


Oggi si svolge la cerimonia di chiusura della seconda sessione del “Centro di Riabilitazione” dopo il suo trasferimento a Fengrun.
In ogni cerimonia di chiusura scegliamo alcuni studenti affinché condividano con tutti i risultati ottenuti nella guarigione delle loro malattie attraverso una pratica diligente e intensa. Lo scopo principale è scambiare esperienze, permettendo a coloro che sono guariti di svolgere un ruolo di esempio per tutti.

Gli interventi dei quattro studenti che abbiamo appena ascoltato sono stati molto rappresentativi e di grande valore educativo. Se tutti praticheranno con la stessa serietà e determinazione degli studenti che hanno condiviso la loro esperienza, impegnandosi nella pratica e affrontando la malattia con costanza, sarà possibile ottenere buoni risultati e persino creare il “miracolo” di smentire il giudizio medico secondo cui una malattia sarebbe “incurabile”.

La prima studentessa ha parlato a nome di tutta la sua famiglia, composta da tre persone. Tutti e tre avevano patologie piuttosto particolari, ma dopo la pratica si sono ristabiliti.
Ad esempio, la studentessa che ha preso la parola aveva subito un intervento chirurgico di anastomosi dell’intestino tenue (dopo l’asportazione di una parte dell’intestino tenue, le porzioni rimanenti vengono ricongiunte; questo intervento è chiamato “anastomosi dell’intestino tenue”).

Ha raccontato che le erano rimasti solo 30 cm di intestino tenue, mentre la lunghezza normale è di circa 5 -7 metri.
L’assorbimento dei nutrienti nel corpo umano avviene principalmente nell’intestino tenue; con una porzione così ridotta, la digestione e l’assimilazione dei nutrienti diventano estremamente problematiche. Per mantenere la vita, era necessario ricorrere a iniezioni di nutrienti e fleboclisi endovenose.

Dal punto di vista medico, con una quantità così esigua di intestino, sarebbe stato impossibile svolgere una funzione digestiva e di assorbimento normale. Tuttavia, attraverso la pratica dello Zhineng Qigong, la funzione dell’intestino tenue si è ripristinata in larga misura.
I medici ritenevano ciò impossibile, ma la pratica dello Zhineng Qigong ha reso possibile ciò che sembrava impossibile.

Pang Ming Laoshi Zhineng Qigong

Anche il nodulo tiroideo di sua zia è guarito. Da noi questo forse non è considerato un grande miracolo, ma per i medici sì: un vero tumore solido, senza ricorrere all’intervento chirurgico per rimuoverlo completamente, è ritenuto impossibile da eliminare.
Suo padre soffriva di infiammazione del centro della retina ed era cieco da vent’anni; attraverso la pratica si è ripreso anche lui. Per i medici, anche questo era impossibile. Eppure, il fatto è che sono guariti.

Forse qualcuno di voi potrebbe chiedersi:
“Com’è possibile che tutte queste guarigioni siano capitate proprio a questa famiglia?”
Tutta la famiglia aveva malattie piuttosto particolari e, praticando, sono tutti guariti. Qual è la ragione?

Io credo che questa sia l’efficacia del Campo di Qì.

In passato, al “Centro”, ci sono stati molti esempi simili. Ad esempio, c’erano i cosiddetti “tre coppie” o “quattro coppie” di anziani: alcuni anziani si ammalavano, ma poiché le condizioni economiche della famiglia non permettevano una stanza singola, tre o quattro coppie di coniugi anziani condividevano la stessa stanza.
Eppure, in quei dormitori l’atmosfera era molto buona: tutti avevano grande fiducia nella pratica come mezzo di guarigione, si aiutavano a vicenda, si incoraggiavano reciprocamente e praticavano con impegno e perseveranza.

In dormitori di questo tipo, il tasso di guarigione arrivava talvolta fino al 60%.
Questo è l’effetto del Campo di Qì.

Il grande Campo di Qì del nostro Centro è molto potente. Su questa base, queste persone hanno inoltre creato un piccolo ambiente con un’atmosfera positiva, piena di fiducia, serenità, gioia e buon umore, formando così un piccolo Campo di Qì molto favorevole. Un piccolo Campo di questo tipo si fonde con grande facilità con il grande Campo.
Quando il grande Campo e il piccolo Campo si unificano, il Qì del grande Campo diventa molto più facilmente utilizzabile da ciascuno, e gli effetti diventano immediatamente evidenti.

Molte persone non hanno ancora compreso bene questo punto. Pensano che curare le malattie sia compito degli insegnanti, mentre praticare il Qigong sia una questione personale:
“Io mi impegno a praticare, gli insegnanti ci curano, e va bene così.” In realtà, la cura degli insegnanti e la pratica personale sono entrambe importanti, ma ancora più importante è saper utilizzare il Campo di Qì e farne agire pienamente l’efficacia.

Nella società ci sono molti maestri di Qigong che sanno emettere Qì per curare le malattie e che praticano essi stessi; eppure, perché i risultati non sono altrettanto buoni? Perché non utilizzano adeguatamente il Campo di Qì, non sanno far agire fino in fondo la funzione del Campo di Qì.

Durante questo mio recente viaggio per tenere conferenze, ho incontrato un maestro di Qigong che già negli anni ’70 sapeva emettere Qì esterno. Gli ho parlato della situazione del nostro “Centro”, e lui mi ha detto:
“Da voi ci sono così tanti malati… come fanno gli insegnanti a resistere?” Io gli ho chiesto: “Perché?”Lui ha risposto:
“Quei malati influenzano il praticante di Qigong! Alcuni pazienti oncologici hanno un’influenza molto forte sugli insegnanti che emettono Qì!” Io gli ho detto:
“Nel nostro ‘Centro’ non avvertiamo nulla di tutto questo. Alcuni dei nostri insegnanti lavorano qui da sette anni, e ogni volta seguono quaranta o cinquanta allievi. Abbiamo anche classi specifiche per malati di cancro, con decine di persone, e non abbiamo mai visto che ciò danneggiasse gli insegnanti.”

Lui rimase stupito:
“Davvero?! Noi, appena entriamo in contatto con un malato di cancro, anche solo stringergli la mano, ci sentiamo male!” Qual è la ragione di questa differenza? È perché non comprendono il Campo di Qì, non comprendono l’intero sistema teorico e metodologico dello Zhineng Qigong.
Se non si fa agire il Campo di Qì, diventa difficile ottenere una guarigione rapida. Per questo oggi molti praticanti di Qigong  hanno paura dei malati e della ‘energia patologica’. Nel nostro “Centro”, invece, utilizziamo la funzione del Campo di Qì: neutralizziamo l’energia patologica dei malati, facendole perdere la capacità di influenzare le persone intorno.

Il nostro “Centro” possiede già un grande Campo di Qì. Se, all’interno di questo grande Campo, organizziamo anche buoni piccoli Campi, l’effetto di eliminazione delle malattie e di rafforzamento del corpo diventa ancora più evidente.

Per questo motivo:

  • gli insegnanti devono impegnarsi attivamente,
  • gli studenti devono collaborare insieme,
  • per far agire pienamente il grande Campo, richiamarlo e concentrarlo nei piccoli ambienti e nei piccoli Campi, unendo  un grande Campo e piccoli Campi.

In questo modo, il nostro “Centro” diventa un’unica totalità Hunyuan, capace di sprigionare una forza immensa.

Dr Pang Ming anziani soccorso

La terza studentessa che ha preso la parola soffriva di una cosiddetta “malattia senza nome”.
In ospedale avevano provato ogni possibile metodo, ma non erano riusciti a formulare una diagnosi. Si sapeva soltanto che la trachea era gonfia, presentava ulcerazioni ed era ostruita, causando gravi difficoltà respiratorie.
Perché si verificasse una situazione simile, i medici non erano in grado di spiegarlo. Lei raccontò che le era stata eseguita la broncoscopia a fibre ottiche ben 14 volte, prima e dopo.
Questa studentessa è stata davvero straordinariamente tenace. Pensateci: normalmente basta che, bevendo acqua, questa entri accidentalmente nella trachea per farci stare molto male; inserire un tubo così grande è estremamente doloroso. Eppure lei, per arrivare a una diagnosi, ha sopportato quattordici esami, senza ottenere alcun risultato utile e senza possibilità di trattamento.

Sebbene la sua malattia non fosse un cancro, per cui una diagnosi chiara equivale spesso a una “condanna a morte”, vivere non significava più avere speranza. Tutte le sue funzioni vitali erano ormai estremamente indebolite, si può dire ridotte al limite: un polmone era ormai inutilizzabile, l’altro era anch’esso malato, la respirazione non poteva avvenire normalmente. In una situazione del genere, la morte non era lontana.
Per eliminare uno stato patologico così esteso e grave, la medicina occidentale riteneva che non ci fosse alcuna possibilità. Eppure, grazie alla pratica assidua e perseverante, lei è riuscita a sconfiggere la malattia.

Durante questo processo, ha manifestato numerose reazioni alla pratica: espelleva grandi quantità di muco denso. Lei stessa raccontava che il catarro usciva come se stesse semplicemente colando all’esterno.
Sua madre, che è un medico, era molto preoccupata e sotto pressione psicologica; ma lei, invece, aveva una fiducia totale nella possibilità di vincere la malattia ed è stata capace di affrontare correttamente queste reazioni.

Su come affrontare le reazioni che emergono durante la pratica, è necessario dirvi ancora qualcosa.
Alcuni insegnanti dicono che le reazioni della pratica sono una cosa positiva e che più sono intense, meglio è.
Io vi dico che non si può parlare in modo così semplicistico, e in futuro nemmeno voi dovrete farlo.

Allora, come bisogna spiegarlo e come bisogna affrontarlo?
Bisogna intenderlo in questo modo:
quando pratichi e compaiono delle reazioni, molti sintomi possono farti stare molto male. Questo disagio, a dire il vero, è ancora un fenomeno patologico, qualcosa che non corrisponde allo stato di una persona sana. Da dove nasce tutto questo?
Nasce dal fatto che, dopo aver praticato, il Qì corretto (zhèng qì) all’interno del corpo diventa più abbondante, ma non è ancora sufficientemente forte da sconfiggere completamente la malattia.
Ha però già iniziato a combatterla. In questo momento, il modo in cui tu affronti la situazione è direttamente legato all’esito finale della tua malattia.

In passato, nel tuo corpo il Qì corretto era molto debole, privo di forza, e il Qì patologico dominava. La debolezza ha il suo equilibrio: la malattia ti opprime, tu ti adatti; le funzioni corporee riescono a malapena a sostenerti nella vita quotidiana.
La malattia opprime ancora, tu ti riadatti; opprime di nuovo, ti riadatti ancora. Opprime, opprime, opprime…
finché un giorno non riesci più ad adattarti e, senza quasi accorgertene, arriva la morte.

Ora invece, grazie alla pratica, il Qì corretto si è risvegliato e ha iniziato a contrastare la malattia.
Quando avviene questo scontro, la lotta diventa intensa, e naturalmente la persona soffre molto. In una battaglia così accesa, ti ritiri o stringi i denti e resisti ancora un po’?
È come in guerra: quando lo scontro è violento, entrambe le parti subiscono perdite, e in quel momento la vittoria o la sconfitta dipendono dal morale. Il compagno Mao Zedong disse:
«La vittoria sta proprio nello sforzo di resistere ancora un po’.»

Tu sei in difficoltà, ma anche il tuo avversario lo è. Se in quel momento la tua fiducia è salda e riesci a resistere ancora, allora va bene: questa forte volontà agisce dentro il tuo corpo, riesce a mobilitare una forza vitale ancora più grande. Resisti, ancora resisti, il Qì corretto cresce, e alla fine riesce a eliminare il Qì patologico.

L’ultimo caso, quello del piccolo Zhang Yingwei, è un esempio emblematico. Era gravemente malato, ormai vicino alla morte: in famiglia avevano già preparato la bara, i medici si erano rifiutati di curarlo. Era così debole che non aveva nemmeno la forza di premere il grilletto di una piccola pistola giocattolo. In una situazione del genere, lui voleva ancora vivere, non voleva morire. E se non voleva morire, cosa poteva fare? Doveva praticare il Qigong. Lui praticava, e sua madre lo aiutava a praticare. Così, è migliorato.
Durante questo processo ci sono state anche alcune ricadute. Nel suo intervento, la madre ha riconosciuto anche gli effetti positivi delle cure ospedaliere, ma alla fine la malattia si è nuovamente ripresentata.
E allora cosa fare? Aspettare la morte? Questo bambino aveva solo sette anni, e diceva:
«Io non voglio morire! Io non voglio morire! Voglio vivere!» Ognuno di noi sarebbe capace di dire lo stesso?
Io non voglio morire, voglio vivere! Che la malattia sembri aggravarsi o che si tratti di una reazione alla pratica, non importa.
Se è una malattia, solo praticando può guarire.
Se è una reazione alla pratica, solo praticando può passare più in fretta.
In ogni caso, solo attraverso la pratica si può risolvere.

Bisogna pensare così:
«Molti pazienti arrivano qui in condizioni gravissime, vicini alla morte, eppure anche loro devono curarsi attraverso la pratica. Io forse sto solo vivendo una reazione alla pratica, non un peggioramento reale della malattia. Devo praticare oppure no?»

Se riesci a riflettere seriamente in questo modo, a chiarirti dentro, allora praticherai spontaneamente, attivamente, e questo è completamente diverso dal praticare perché l’insegnante te lo chiede o perché ti senti costretto. Quando poco fa la madre di Zhang Yingwei raccontava la sua esperienza, molti di noi si sono messi a piangere.
Perché?
Perché molti di noi hanno attraversato personalmente il tormento della malattia e conoscono quella sensazione di disperazione totale, vissuta sia dal malato sia dalla famiglia. Per questo proviamo una profonda empatia per la situazione di Zhang Yingwei. Ma dobbiamo trasformare questa emozione in forza, affinché la forza della vita possa rinascere. Poco fa alcuni studenti hanno scritto un biglietto chiedendo di poter acquistare le registrazioni audio degli interventi di oggi, per farle ascoltare ad altri.
Ho risposto che è possibile. Perché questi casi sono estremamente rappresentativi:
le malattie sono tipiche nella loro gravità e particolarità, e anche le guarigioni sono tipiche. Ogni persona ha maturato una propria esperienza nella pratica, e queste esperienze costituiscono un patrimonio prezioso. Durante lo scambio di esperienze tra studenti, bisogna saper cogliere ciò che è utile, imparare gli uni dagli altri e farne tesoro.

Alcuni studenti, dopo la conclusione del corso, tornano a casa; altri invece desiderano rimanere al Centro per continuare a praticare. Poiché attualmente ci sono molti praticanti con malattie di lunga durata, desidero ribadire ancora un punto. Gli studenti più anziani hanno studiato a fondo lo Zhineng Qigong, ne hanno acquisito una comprensione più dettagliata e profonda; in linea di principio, le loro condizioni dovrebbero migliorare rapidamente. Tuttavia, accade spesso che alcune persone, dopo aver praticato per un certo periodo, si stanchino, perdano entusiasmo e iniziativa, e vedano diminuire la fiducia e lo slancio nel vincere la malattia. Perché accade questo?
Ritengo che la causa sia una comprensione insufficiente di ciò che il Qigong realmente è.
Il Qigong è una Scienza, non una magia.
E il fatto che il Qigong possa o meno rafforzare la salute dipende fondamentalmente da se stessi. La presenza del Campo di Qì e degli insegnanti costituisce solo le condizioni oggettive.
Affinché queste condizioni possano realmente funzionare, il fattore decisivo è il desiderio soggettivo e l’ambiente interno della persona stessa. Su questo punto gli studenti devono prestare particolare attenzione.

Solo se non aspetti passivamente, se non ti accontenti della situazione attuale, e continui a pensare:
«Questa volta la mia malattia migliora, questa volta migliora»,
mantenendo ogni volta una fiducia piena nel superare la malattia, allora potrai accumulare gradualmente l’effetto terapeutico.

Pensare «questa volta migliora» non significa guarire completamente in un solo istante, ma significa che ogni volta questo pensiero produce un effetto.
Effetto dopo effetto, accumulo dopo accumulo, ripetendo la pratica in questo modo — centinaia, migliaia di volte al giorno — alla fine, la guarigione arriva naturalmente.

Chi riesce ad arrivare qui non ha malattie comuni: sono tutte patologie difficili da curare, quelle che sia la medicina tradizionale cinese sia la medicina occidentale hanno ormai lasciato irrisolte.
Quando gli altri non possono più curare, cosa resta da fare?
Resta fare affidamento sul proprio impegno.

Il grande Campo di Qì esiste, gli insegnanti possono dare aiuto, ma il fattore decisivo è sempre la persona stessa.

La causa interna è la base del cambiamento. Solo se in ogni momento, senza sosta, combatti contro la malattia, pensando continuamente:
«Devo andare avanti, devo guarire!», solo se mantieni questo atteggiamento, finché la malattia non è sconfitta, la attacchi ripetutamente, la colpisci, la colpisci ancora, senza concederti un solo giorno di tregua, allora il cambiamento diventa possibile.

All’inizio, quando si arriva qui, lo stato d’animo è spesso urgente e molto attivo.
Dopo due o tre mesi di pratica, però, se l’effetto non è evidente — e per alcuni anche dopo mezzo anno — può sorgere questo pensiero:
«Ho combattuto per sei mesi e ancora non ho vinto.» E allora, se non si è ancora vinto, che cosa si deve fare? Si deve continuare a combattere seriamente. Vedete, abbiamo molti praticanti che guariscono in uno o due mesi, o in due o tre mesi, persino con malattie molto particolari e difficili.
Questo accade perché, quando sono arrivati, la loro fiducia nel vincere la malattia era forte e lo slancio non si era ancora indebolito. Alcuni, invece, all’inizio vedono dei miglioramenti, ma non sono ancora completamente guariti; poi, col tempo, cominciano a rilassarsi, si allentano un po’, poi ancora un po’,
fino a quando la pratica diventa solo una formalità: la fiducia diminuisce e anche l’iniziativa non è più alta.

Per questo voglio dirlo con chiarezza: che tu rimanga al Centro a praticare o che torni a casa, devi rinvigorire lo spirito e combattere attivamente contro la malattia. Pensa solo a coltivare, non ai risultati.
Il giorno in cui la malattia guarirà, non è importante saperlo.
Ma nel profondo del cuore pensa sempre:
«Guarirà di colpo.»
E anche la volta successiva:
«Guarirà di colpo.» Così: attacca! attacca!
Ripeti questo atteggiamento ancora e ancora,
fallo con serietà, fallo senza interruzione.

C’è anche un metodo molto semplice: quando non hai nulla da fare, usa le mani per “spalmare” l’Hunyuan Qì.
All’esterno c’è l’ Hunyuan Qì del vuoto, no?
In qualunque momento puoi passare le mani nello spazio, come a raccoglierlo; quando senti che il Qì è sufficiente, passa le mani sul tuo corpo, aggiungendo l’intenzione, avanti e indietro, come se spalmassi il Qì.  Spalma verso l’orizzonte, quando il Qì è abbondante, portalo nel corpo, passalo sulla zona malata, pensando:
«La malattia non c’è più!»

È meglio concentrarsi prima su un solo punto e ripetere così, ancora e ancora.

Qualcuno dice: «E se non riesco a muovermi?»
Anche se non riesci a muoverti, puoi comunque spalmare.
Se non riesci a muovere, usa con forza l’intenzione di tensione elastica per far muovere, fai muovere questa tensione elastica. Se davvero la stimoli diecimila volte al giorno, credo che molto presto riuscirai a muoverti.

Devi lasciarti guidare dall’intenzione e rafforzare l’azione della mente. Nella teoria dell’Hunyuan Qì dello Zhineng Qigong, il punto più fondamentale e decisivo, che lo distingue dal Qigong tradizionale, è proprio questo: far emergere il ruolo attivo della Coscienza, usare la mente per guidare e dirigere l’Hunyuan Qì, facendolo così trasformare. Tutti noi dobbiamo imparare a usare attivamente la Coscienza.

Nella pratica è ancora più importante usare la Coscienza, pensare attivamente, non aspettare. Che la malattia sia lieve o grave, non si può aspettare.
L’aiuto degli insegnanti è una parte, ma la cosa più importante è che tu stesso attacchi, che tu stesso agisca.  Se tu attacchi bene, è possibile che l’aiuto dell’insegnante, che vale tre, produca un effetto quattro o cinque volte maggiore.
Se invece tu non attacchi, non pratichi in modo attivo, allora anche se l’insegnante ti aiuta per tre, potrebbe produrre solo un effetto minimo, o addirittura nessun effetto. nQuesti punti devono essere compresi con estrema chiarezza.
Questo è il principio più fondamentale per praticare bene lo Zhineng Qigong. Il nostro Zhineng Qigong è diverso dal Qigong tradizionale: per questo dobbiamo spiegare chiaramente questi principi. Questo è scienza.

Se vuoi adorare una divinità, qui non ce n’è. In passato, molti cosiddetti maestri di Qigong si sono travestiti da dèi, da Buddha, da Bodhisattva, ma poi non osavano nemmeno stringere la mano a un malato, la stringevano con i guanti, temendo che il “Qì della malattia” li contagiasse. Riporre la propria speranza in simili “divinità”, può davvero funzionare? Per questo motivo, dobbiamo trasformare il credere negli altri nel credere in noi stessi, e trasformare la fede negli dèi e nei Buddha nella fiducia nel grande Campo di Qì dello Zhineng Qigong.

Il Campo di Qì esiste oggettivamente. Se tu attivi la tua capacità soggettiva, ti metti in relazione con il Campo di Qì, allora il Campo di Qì può servirti, e tu puoi guarire. Se si vuole trasformare il Qigong in qualcosa di “divino”, si sbaglia: il Qigong è una scienza. In qualunque disciplina scientifica, chiunque voglia ottenere risultati deve passare attraverso un impegno duro e straordinario. Allo stesso modo, praticare lo Zhineng Qigong e ottenere risultati richiede un lavoro serio e costante. Bisogna praticare ripetutamente il lavoro sul corpo, e praticare ripetutamente il lavoro sulla Coscienza; e il lavoro sulla Coscienza è ancora più importante. Se riesci a usare ripetutamente e correttamente la Coscienza, se combatti attivamente contro la malattia, se attacchi, se spingi in avanti, allora lo stato di salute del tuo corpo cambierà rapidamente.

Naturalmente, molti studenti torneranno a casa. Dopo il rientro, quando si diffonde lo Zhineng Qigong, bisogna prestare attenzione a un punto fondamentale: lo Zhineng Qigong è una scienza, non una religione né qualcosa di divino. Non bisogna esagerare i risultati, ma lasciare sempre un margine, essere sobri e responsabili.
Di fronte alle critiche e alle negazioni del Qigong che oggi esistono all’esterno, dobbiamo rispondere con i fatti concreti. Come i quattro casi presentati questa mattina, che costituiscono una prova fattuale forte e convincente nel dibattito attuale: sono tutte malattie che la medicina moderna non è riuscita a risolvere, mentre lo Zhineng Qigong le ha risolte.
Questo dimostra che lo Zhineng Qigong è una scienza avanzata, d’avanguardia, di alto livello, una tecnologia sanitaria ad alta efficacia per la cura delle malattie. Dobbiamo quindi promuovere lo Zhineng Qigong come scienza attraverso la sua reale efficacia, e allo stesso tempo criticare e smascherare le false pratiche di Qigong che, sotto il nome del Qigong, diffondono superstizione feudale, ingannano le persone e arrecano danni.

Per coloro che creano gruppi reazionari o svolgono attività sovversive, è necessario denunciare e criticare apertamente. Solo così sarà possibile portare fino in fondo il dibattito tra vero e falso nel Qigong e la critica ai fenomeni negativi, permettendo al Qigong di svilupparsi in modo sano e corretto.

Dove c’è il falso, c’è anche il vero; dove c’è il cattivo, c’è anche il buono. Criticare ciò che è cattivo serve a proteggere ciò che è buono; combattere il falso serve a preservare il vero.

Lo Zhineng Qigong è ciò che è buono, per questo dobbiamo divulgarlo. Ma gli studenti devono fare attenzione: non bisogna indignarsi automaticamente quando si sente criticare il Qigong, perché nel mondo del Qigong esistono davvero molte cose negative, e anche all’interno dello Zhineng Qigong esistono aspetti non sani.

Il nostro “Centro” non è perfetto: ci sono ancora molti problemi che richiedono ulteriori miglioramenti.
La grande maggioranza degli insegnanti del Centro è valida, ma non si può dire che non esistano problemi in assoluto. Per questo, anche verso il lavoro del Centro, gli studenti devono mantenere una visione equilibrata e dialettica: ciò che non va, va segnalato, per aiutare il Centro a migliorare; ciò che va bene, va riconosciuto e lodato, così che il lavoro del Centro possa perfezionarsi rapidamente, raggiungere un livello più alto e promuovere uno sviluppo sano dello Zhineng Qigong.

Grazie Prof, Pang Ming, da Cuore a Cuore!

Maria Grazia Mauri 

Zu Chang, il Campo di Qì del Zhineng Qigong, è composto dallo Hunyuan Qì che si genera dall’unione del Qì del Maestro, con il Qì del mondo naturale e il Qì di ogni essere vivente.

Web Master Maria Grazia Mauri – Tutti gli articoli sono di Maria Grazia Mauri