“L’Informazione è il fondamento di tutto”  Dr Pang Ming

Da Cuore a Cuore A.S.D.

«Le afflizioni sono Bodhi»: spezzare l’attaccamento al sistema di riferimento e manifestare la luminosità dello Yìyuǎntǐ.

La Teoria dello Yìyuǎntǐ (esposta dal Professor Páng Míng nella Teoria dell’Interezza Hunyuan) offre una spiegazione sistematica dell’«io» e del principio «le afflizioni sono Bodhi» (fánnǎo jí pútí, 烦恼即菩提), partendo dalla natura fondamentale della coscienza e dall’evoluzione delle sue funzioni. In questo modo, concetti tradizionali relativi alla natura della mente vengono trasformati in un modello della coscienza che può essere compreso e verificato attraverso la pratica.
 

I. Come la Teoria dello Yìyuǎntǐ spiega l’«io»

La Teoria dello Yìyuǎntǐ distingue due livelli dell’«io».
Il punto fondamentale consiste nel distinguere la funzione originaria dello Yìyuǎntǐ dalle sovrapposizioni formatesi successivamente.
 
1. Il vero «io» — lo Zìwǒ Yìyuǎntǐ (自我意元体):
• Natura: è quella funzione attiva dello Yìyuǎntǐ capace di ricevere, elaborare ed emettere informazioni.
È il «padrone» interiore dell’essere umano; non nasce e non muore e condivide la stessa origine del campo universale della coscienza.
 
• Concetti corrispondenti: equivale alla «natura» (xìng, 性) dell’espressione buddhista «illuminare la mente e vedere la propria natura» (míngxīn jiànxìng, 明心见性), oppure allo Yuánshén (元神) del Taoismo. Costituisce il fondamento dell’attività della coscienza ed è dotato di consapevolezza soggettiva e capacità autonoma di agire.
 
• Caratteristiche: è puro, trasparente e privo di attaccamenti parziali. Può riflettere il mondo così com’è e interagire armoniosamente con esso.
 
2. L’«io» apparente — lo Piānzhí Yìyuǎntǐ (偏执意元体):
• Natura: è lo strato di oscuramento formatosi attraverso il deposito e la progressiva cristallizzazione, sulla superficie dello Yìyuǎntǐ, del sistema di riferimento acquisito dopo la nascita. Non costituisce la natura fondamentale dello Yìyuǎntǐ, ma una sovrapposizione acquisita.
 
• Composizione: è costituito dalla sovrapposizione di tre strutture cristallizzate:
– livello della codificazione percettiva: il «filtro» sensoriale formatosi durante la prima infanzia;
– livello dei simboli linguistici: i confini cognitivi modellati dalla logica del linguaggio, che costituiscono lo strato più tenace;
– livello dei giudizi di valore: i filtri dell’attaccamento al bene e al male, al guadagno e alla perdita e ad altri criteri trasmessi dalla società e dalla cultura.
• Conseguenza: la persona comune scambia alcune funzioni che appartengono allo Zìwǒ Yìyuǎntǐ per la totalità di se stessa e identifica erroneamente il proprio «padrone».
Di conseguenza, la coscienza rimane confinata nell’ambito ristretto e parziale dell’intelligenza ordinaria, dando origine all’«attaccamento all’io».
Secondo la Teoria dello Yìyuǎntǐ, la vera natura dell’«io» è lo Zìwǒ Yìyuǎntǐ puro; l’«io» che sperimentiamo abitualmente, pieno di distinzioni e attaccamenti, è invece lo Piānzhí Yìyuǎntǐ, oscurato strato dopo strato dai sistemi di riferimento acquisiti.
Il nucleo della pratica consiste nel lasciar cadere questi strati di oscuramento e ritornare alla natura fondamentale.
 
II. Come la teoria dello Yìyuǎntǐ spiega «le afflizioni sono Bodhi»
Questa teoria considera «afflizione» e «Bodhi» come due manifestazioni dello stesso fondamento della coscienza, lo Yìyuǎntǐ, in condizioni differenti.
La trasformazione dipende dal grado con cui il sistema di riferimento oscura la coscienza e dal grado di trasparenza della consapevolezza originaria.
 
1. La natura dell’afflizione: forte oscuramento e scarsa consapevolezza
• Quando lo Yìyuǎntǐ è ricoperto da un pesante sistema di riferimento rigido e parziale, la coscienza si trova in uno stato di elevata entropia, confusione e dispersione.
 
• In questa condizione, lo Yìyuǎntǐ non riesce a riflettere il mondo così com’è, ma lo interpreta attraverso «filtri» deformanti. Nascono così attaccamento, resistenza, ansia e altre reazioni emotive: questo è ciò che viene chiamato «afflizione».
 
2. La natura del Bodhi: scarso oscuramento e alta consapevolezza
 
• Quando, attraverso la pratica — per esempio mediante il Qìgōng e la coltivazione della propria natura interiore — gli strati prodotti dal sistema di riferimento vengono progressivamente rimossi, le funzioni originarie dello Yìyuǎntǐ possono manifestarsi.
 
• La coscienza entra allora in uno stato di minore entropia, maggiore ordine e trasparenza. Può riflettere le cose come uno specchio, senza aggrapparsi ad esse, e riconoscere chiaramente il sorgere e lo svanire di ogni pensiero e la loro natura illusoria.
 
Questo è il Bodhi: risveglio e saggezza.
 
3. Il significato di «sono» (jí, 即): un’unica essenza, due manifestazioni — la differenza tra illusione e risveglio.
 
• Un unico fondamento: afflizione e Bodhi non sono due entità indipendenti. Sono differenti manifestazioni dello stesso Yìyuǎntǐ nello stato di «illusione» — quando è oscurato dal sistema di riferimento — e nello stato di «risveglio», quando l’oscuramento viene rimosso.
 
• La chiave della trasformazione: non si tratta di eliminare le afflizioni per andare alla ricerca del Bodhi altrove, ma di vedere la natura vuota e quieta delle afflizioni, cioè riconoscere la natura illusoria dell’oscuramento prodotto dal sistema di riferimento.
Quando non ci si aggrappa più al «filtro» sul quale l’afflizione si appoggia, l’afflizione perde immediatamente il proprio fondamento e la sua energia si trasforma naturalmente in una consapevolezza limpida: il Bodhi.
 
• Direzione della pratica: «le afflizioni sono Bodhi» significa che la pratica non richiede di fuggire dalle afflizioni del mondo. Quando un’afflizione sorge, occorre invece riconoscere l’attaccamento al sistema di riferimento che si trova dietro di essa.
Attraverso il «superamento dell’attaccamento», la consapevolezza ritorna alla trasparenza e avviene una trasformazione interiore.
 
III. Sintesi: la logica fondamentale della Teoria
La Teoria dello Yìyuǎntǐ fornisce a questi due concetti una struttura chiara nell’ambito dello studio della coscienza:
 
• Riguardo all’«io»: superare l’identificazione con lo Piānzhí Yìyuǎntǐ — il falso sé costruito dai sistemi di riferimento acquisiti — e riconoscere lo Zìwǒ Yìyuǎntǐ, il soggetto della consapevolezza originaria e pura.
 
• Riguardo a «le afflizioni sono Bodhi»: riconoscere che l’afflizione rappresenta uno stato oscurato della coscienza, mentre il Bodhi rappresenta uno stato trasparente della coscienza.
 
Entrambi hanno la stessa origine.
 
La via della trasformazione consiste nel:
«Spezzare l’attaccamento al sistema di riferimento e manifestare la luminosità dello Yìyuǎntǐ.»
Questa interpretazione trasforma la tradizionale teoria della natura della mente in un modello operativo e verificabile degli stati della coscienza.
 
Indica che l’essenza della pratica consiste nella riduzione dell’entropia della coscienza e nell’aumento della coerenza della consapevolezza, realizzando così, nell’esperienza concreta della vita, una trasformazione dalla «parzialità e dall’attaccamento» verso la «completezza».
 
Lo schema sopra descrive un punto centrale della Teoria dello Yìyuǎntǐ: la coscienza non riceve semplicemente una fotografia passiva della realtà.
 
Tra l’oggetto concreto e ciò che appare nello Yìyuǎntǐ esistono diversi livelli di trasformazione dell’informazione: wùxiàng → shòuxiàng → biǎoxiàng → xíngxiàng → chōuxiàng, fino ai livelli più sottili.
 
E il diagramma mostra anche il percorso inverso: dall’attività dello Yìyuǎntǐ verso l’esterno, indicato come «processo progressivo della coscienza diretto verso l’esterno».

Oggi, 26 settembre 2026, giorno dell’86° compleanno del Professor Páng Míng, ho voluto dedicargli un pensiero speciale e ho inviato nella mia newsletter un testo sui suoi insegnamenti, insieme ai miei auguri.

Poco dopo ho ricevuto questo messaggio (vedi foto sopra).

Mi ha fatto particolarmente piacere perché credo che sia proprio questo il valore più bello dello studio e della condivisione: a volte una parola, un insegnamento o una riflessione arrivano a qualcuno esattamente nel momento in cui ne ha bisogno.

E allora penso che il modo più autentico per fare gli auguri al Professor Páng Míng sia anche questo: continuare a studiare, praticare e trasmettere ciò che ci ha lasciato, permettendo ai suoi insegnamenti di continuare il loro cammino attraverso le persone.

混元灵通
Hùnyuán Língtōng

Maria Grazia Mauri

Zu Chang, il Campo di Qì del Zhineng Qigong, è composto dallo Hunyuan Qì che si genera dall’unione del Qì del Maestro, con il Qì del mondo naturale e il Qì di ogni essere vivente.

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