Prof. Pang Ming: Trattare correttamente i pensieri distraenti
Trattare correttamente i pensieri distraenti è qualcosa che riguarda soprattutto chi inizia a praticare. All’inizio ce ne sono molti: come affrontarli?
1. Comprendere correttamente i pensieri distraenti
Per prima cosa, bisogna avere una comprensione corretta: avere pensieri distraenti durante la pratica è segno di progresso. Qualcuno potrebbe dire: “Ma non si dice che avere pensieri durante la pratica è sbagliato?”
Nello Zhineng Qigong si vede la cosa diversamente. Se una persona non riesce a comprendere questo punto, significa che non ha ancora una vera esperienza della pratica. In realtà, trovare qualcuno che appena inizia a praticare entra subito in uno stato di totale quiete è estremamente raro: forse uno su diecimila, o anche meno. Non è facile arrivare subito a uno stato in cui non si pensa a nulla e si è completamente tranquilli. Normalmente, quando non si pratica, la mente è già piena di pensieri confusi, ma non ce ne si accorge.
Faccio spesso un esempio:
se su un mucchio di rifiuti metti degli escrementi maleodoranti, nessuno li noterà; ma se li metti su un mucchio di grano, subito sembreranno sporchi. Questo perché lo “sfondo” è diverso. Allo stesso modo, quando inizi a praticare e cerchi la quiete, basta che sorga un pensiero perché diventi evidente. Poi ne arriva un altro, e sembra che i pensieri siano tantissimi. Prima, senza pratica, la mente era già piena di pensieri, ma non si notavano. Ora, con il confronto con la quiete, sembrano aumentati. In realtà, non sono di più: semplicemente sono diventati visibili rispetto allo sfondo della quiete.
Con il tempo, man mano che la mente si calma, i pensieri diminuiscono sempre di più. Poi, quando la pratica si approfondisce, la concentrazione aumenta e il Qì si rafforza. Naturalmente, dopo un certo periodo, i pensieri possono tornare, ma non è più la stessa situazione: si è già saliti a un livello superiore. All’inizio, dopo tre o quattro mesi o mezzo anno di pratica, spesso si ha la sensazione di migliorare rapidamente e di fare grandi progressi.
Con il tempo, continuando a praticare, può comparire irritazione e diventa difficile andare avanti. Per esempio, all’inizio, praticando la posizione in piedi “San Xin Bing Zhan Zhuang”, stai bene; ma dopo un po’, quando riesci a stare 30–40 minuti o anche un’ora, improvvisamente non vuoi più continuare, ti senti irritato, a volte hai proprio bisogno di smettere, altrimenti il disagio aumenta.
Perché succede questo?
Perché l’attività della coscienza è scesa a un livello più profondo: emergono stimoli più profondi. Quando lo strato superficiale si calma, ciò che è più profondo viene alla luce. In realtà, questo significa che stai facendo progressi. Bisogna avere questa comprensione: all’inizio si entra nella calma; dopo un po’ compare agitazione; poi di nuovo calma; poi emergono desideri. Questo processo si ripete più volte, e ogni ciclo rappresenta un avanzamento. Quindi, quando non riesci a calmarti ma riesci comunque a stabilizzare la mente, stai già migliorando. A volte emergono pensieri che normalmente non verrebbero mai in mente, persino fantasie strane: questo indica che la sensibilità è aumentata. In questo momento bisogna stabilizzare la mente: serve una forte capacità di autocontrollo.
Bisogna vedere i pensieri distraenti in questo modo: ogni pensiero che emerge è un aiuto alla pratica. Quando arriva un pensiero, bisogna subito calmarsi e concentrarsi, come se fosse arrivato un ladro: bisogna essere vigili e eliminarlo immediatamente. Quando l’intenzione si attiva e lo “sguardo dello spirito” lo osserva, il pensiero scompare. Questa “luce dello spirito” è come una spada. Ogni volta che appare un pensiero, bisogna rafforzare la vigilanza: questo si chiama “sollevare la retta intenzione”. Quando la retta intenzione si attiva, la pratica migliora rapidamente. Se invece, quando arriva un pensiero, lo si segue, per esempio pensando: “Devo continuare a praticare o fare altro?”, allora la mente si allontana, e questo non va bene.
La questione è: riesci a superare il pensiero? Riesci a far emergere la retta intenzione? Se sì, la capacità di autocontrollo si rafforza. Questo richiede allenamento.
Se invece non riesci a gestire i pensieri e non li elimini rapidamente, si entra in uno stato problematico: la volta successiva torneranno più velocemente e con più forza. Perché? Perché, quando sei in uno stato di calma e li lasci andare, essi si rafforzano e si espandono. Quindi bisogna capire bene: i pensieri distraenti aiutano la pratica, ma non devono essere lasciati crescere. Non bisogna pensare: “Più pensieri ho, più progresso faccio” , questo è sbagliato. Bisogna invece eliminarli rapidamente, riconoscere che sono segno di progresso, ma senza indulgere e senza diventare ansiosi: non bisogna pensare “non riesco a praticare”. Nemmeno bisogna pensare: “Non importa se non riesco a eliminarli” , anche questo è sbagliato.
Cosa fare allora?
Appena li noti, fermali subito. Questo è il metodo migliore. Mantenendo la mente lucida e pronta, eliminando subito i pensieri, la pratica avanza.
2. Metodi pratici per gestire i pensieri distraenti
Quando i pensieri arrivano, non sempre è facile eliminarli solo con la volontà. Ecco alcuni metodi:
(1) Lasciare andare tutto
Ignora il pensiero: dì semplicemente “non lo voglio” e fermati. Questo è il metodo più diretto e semplice. Se non riesci a lasciarlo andare, puoi pensare: “Se stessi per morire, penserei ancora a questo?” . Nel buddhismo esiste anche la pratica di contemplare la morte. Ma il metodo migliore resta lasciar andare tutto.
(2) Aggiungere movimento e forza
Durante la pratica, puoi fare movimenti un po’ più energici e veloci. Come in una corsa: quando sprinti, non hai spazio per pensieri distraenti.
(3) Aprire e chiudere lentamente gli occhi
Apri lentamente gli occhi e poi richiudili, ripetendo più volte. È un metodo semplice ed efficace.
(4) Muovere gli occhi
Ruota gli occhi in senso orario e poi antiorario. Poi chiudi gli occhi e porta l’attenzione al punto Baihui (sommità della testa).
(5) Non fare nulla
Lascia che i pensieri vadano come vogliono. Pensieri ordinari e pensieri della pratica sono comunque pensieri: non c’è differenza fondamentale. Basta mantenere una mente stabile e tranquilla.
Concludo con il mio pensiero: I pensieri distraenti non sono un ostacolo, ma uno specchio del nostro stato interiore. Non vanno temuti né seguiti, ma riconosciuti e lasciati andare, tornando ogni volta alla retta intenzione. Come ci insegna il Prof. Pang Ming, il vero lavoro non è eliminare i pensieri, ma rafforzare la stabilità della mente: quando il cuore è saldo, i pensieri si dissolvono da soli. Ogni ritorno alla concentrazione è già progresso. Ogni momento di consapevolezza è già trasformazione.
Coltivando una mente stabile, un’intenzione retta e un’attenzione continua, ciò che inizialmente appare come disturbo diventa nutrimento per la pratica. E, passo dopo passo, il disordine si trasforma in chiarezza, l’agitazione in quiete, e la dispersione in presenza.
Da Cuore a Cuore
Maria Grazia Mauri








