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Gassho


L’ARTE DI CONGIUNGERE LE MANI


Di Maria Grazia Mauri e Giuseppe Pavani
Articolo scritto per AICS - www.aics.it - www.aicsdisciplinebionaturali.it e pubblicato qui e qui


Congiungere le mani è un gesto da sempre associato all’atto della preghiera, e per le varie religioni questa è una semplice azione colma di significato.
In Giappone l’atto di “unire la piega delle mani”, (shiwa awase = shiawase = felicità, fortuna) era ritenuto sinonimo di felicità, “Gassho” è la parola giapponese che significa “due mani giunte” ed è anche il mudra (in-Zou) più utilizzato nella pratica buddhista.
Gassho è utilizzato con la preghiera o in segno di saluto, anche per esprimere gratitudine e rispetto.

La mano destra e la mano sinistra collegate rappresentano l’unione dell’intelletto e del cuore, del pensiero e del sentimento, quindi unire le mani in Gassho corrisponde a riunire noi stessi, la parte destra e la parte sinistra, la mente con il cuore, il corpo con lo spirito.
Gassho è anche mettere tutto il nostro essere in quello che si sta facendo, ed è un gesto da fare con consapevolezza, attenzione ed intenzione.
Nello Zendo, sala di meditazione Zen Giapponese dove si pratica Zazen e si recitano i Sutra, il meditante, una volta oltrepassata la soglia della sala, riunisce i piedi e si flette leggermente in avanti in Gassho, dopo aver raggiunto il proprio zafu, si ferma ed esegue di nuovo Gassho davanti al proprio posto e rivolto verso la parete, per unirsi al luogo dove medita e ai praticanti seduti a destra e a sinistra, poi, dopo aver girato in senso orario, esegue ancora Gassho verso il centro della sala di meditazione per unirsi a tutti i meditanti di fronte a chi medita.

Nel Taoismo, sistema filosofico e religioso cinese, alla cui base c’è il “Tao Te Ging, Libro della vita e della virtù, la mano destra corrisponde all’azione, mentre la sinistra rappresenta la non azione, la saggezza.

“Namaste” è il saluto che si esegue in India e nel Nepal, gesto usato anche in molte regioni dell’Asia e dell’Australia meridionale e significa “Mi inchino a te” , dal sanscrito “namas” (inchinarsi, salutare con reverenza) e “te “ (a te). Spiritualmente corrisponde a : “mi inchino alle qualità divine che sono in te, le qualità divine che sono in me si inchinano alle qualità divine che sono in te, attraverso il mio corpo e la mente, mi concentro sul mio potenziale divino, e mi inchino allo stesso potenziale che è in te”, riconoscendo così la sacralità che c’è in ognuno di noi.
Quando ci si incontra, quando ci si lascia, si saluta così, congiungendo le mani, unendo i palmi con le dita rivolte verso l’alto, tenendole all’altezza del petto, del mento o della fronte, eseguendo anche un leggero inchino con il capo.

Per la Cabala, la mano corrisponde al numero 10, indica l’unità a livello della testa, e le mani giunte ricompongono questa unità con le loro dieci dita.

Le mani unite in preghiera, per quanto riguarda l’uso che ne fanno i Cristiani, è un gesto non descritto nella Bibbia dove si citano gli ebrei che pregavano aprendo entrambe le mani al cielo, con l’intenzione di raccogliere un dono. Questo gesto era seguito dal piegare le braccia verso il petto incrociandole, come se facessero schermo al cuore; gesti che racchiudono un significato logico e profondo, per molte persone Dio risiede nel cielo e da questo spazio distribuisce i suoi doni generosamente, attraverso il nostro cuore, sede delle emozioni, noi proviamo Amore per Lui. Nelle religioni orientali è diversa l’interpretazione data a questa gestualità, perché la Vita viene percorsa partendo da dentro di noi.

Il semplice atto di riunire le mani apporta questi benefici immediati:
favorisce la concentrazione;
riunisce i due lati del corpo,
Unifica il Cielo e la Terra;
stabilizza l’energia (Ki, Qi, Prana);
Anche il Sole, la Luna, e tutti gli elementi si fondono quando uniamo le mani!

C’è uno stretto legame fra le emozioni del cervello e la reazione a livello della mano, infatti sappiamo che le mani possono anche sudare quando siamo immersi negli stati di ansia o presi da emozioni particolari, non a caso la mano è stata definita come “cervello esterno dell’uomo” .
Tutte le emozioni sono spesso accompagnate da impercettibili movimenti delle mani, fra le mani ed il cervello si stabilisce un circuito quando si uniscono le punte delle dita delle due mani, perché le mani, in particolare le punte delle dita, sono collegate al cervello con un numero di nervi superiore a quello dei nervi che collegano al cervello altre parti del corpo. Il cervello non può funzionare senza che la mano sia coinvolta, i due emisferi cerebrali controllano gli arti in maniera incrociata, l’emisfero destro è in relazione alla mano sinistra e viceversa.
Attraverso le sue dieci dita, le mani sono collegate anche a precisi organi del corpo, lo spiega bene la medicina tradizionale cinese, tramite i canali energetici (meridiani) che si connettono con gli organi interni e gli arti, grazie al qi che scorre all’interno dei meridiani permettendo così la connessione uno con l’altro.

I canali yang e yin della mano, senza entrare nello specifico di quali sono, si connettono nelle mani e nelle estremità delle dita, i canali yang della mano e i canali yang del piede si connettono nella testa. I canali yang e yin del piede si connettono nel piede, i canali yin della mano e i canali yin del piede si connettono nel petto, e le estremità delle dita di mani e piedi sono passaggi per lo scambio di qi con l’esterno.
Nell’atto di riunire le mani, per avere un effetto, è necessario che per prima cosa questo gesto significhi qualcosa “dentro” di n

Nel Reiki possiamo riequilibrarci ed accrescere la nostra energia utilizzando Gassho Meiso (meditazione), praticandolo secondo le indicazioni di Usui:
“Mattina e sera fai Gassho”

Lo scopo del Gassho è proprio quello di ricollegarci con il Tutto, e praticare questa meditazione è semplice:
Seduto/a su una sedia o per terra nella posizione del loto o del mezzo loto, oppure in posizione seiza, con la schiena dritta, unisci le mani avvicinandole al pomo d’ adamo (che rappresenta il Sè), chiudi delicatamente gli occhi, inspira fino al ventre ed espira, e concentra l’attenzione sul punto dove i medi si toccano.
“Respirare profondamente con l’addome per un lungo respiro equivale ad una lunga vita”, dicono i giapponesi.
Quando arrivano i pensieri, non trattenerli, osservali e lasciali andare, abbandonali.
Gassho Meiso può durare anche 20 minuti.
Un’altra tecnica è Gassho Kokyu Ho, ed utilizza la respirazione e la posizione delle mani in Gassho.
È una semplicissima tecnica per liberare e pulire la mente, mantenendo la coscienza elevata e stabile.
Chiudi, o socchiudi, gli occhi.
Respira lentamente e naturalmente.
Alza le tue mani sopra la testa, senti le vibrazioni della luce Reiki che entrano in tutto il tuo corpo e lentamente porta in basso le tue mani.
Fermati davanti al petto proprio davanti al cuore, e unisci le mani in Gassho.
Porta la tua attenzione al Tanden, mentre inspiri, visualizza l’energia Reiki che scorre giù fino al tuo Tanden dai tuoi palmi, e senti l’energia nel tuo Tanden.
Mentre espiri visualizza che l’energia che si sprigiona dal tuo Tanden si muove verso i tuoi palmi e da lì esce come se fosse una “esplosione” energetica.

La tua intuizione e la sensibilità delle mani vengono sviluppate con questo esercizio. Quando hai finito, scuoti bene i tuoi polsi.
Il Ki si localizza in tre sedi naturali che i Giapponesi chiamano Tanden, equivalente giapponese al cinese Tan Tien (detto anche Dan Tian), punti “virtuali” dove è indirizzata la presenza mentale del praticante. I Giapponesi ritengono che l’addome sia la sede dell’instinto, in questo caso stiamo scrivendo del punto chiamato Seika Tanden, Seika=sotto l’ombelico, Tanden=campo di elisir, chiamato anche Shimo Tanden, Ge Tanden o Kikai Tanden (Oceano del Ki), sede viscerale localizzata tramite la presenza mentale del praticante nel “Seika no itten”, punto psichico immateriale a circa 3-5 cm sotto all’ombelico. Seika Tanden è collegato a quello che i Giapponesi chiamano “Hara”, postura dell’uomo intesa come atteggiamento fisico del corpo unito alla disposizione d’animo ed espressione della qualità di vita interiore di una persona.
Nelle arti marziali Giapponesi Hara e Seika no itten rappresentano la sede psicofisica della presenza mentale del praticante, il quale trasferisce in questa sede il centro della propria stabilità psicofisica, facendo nascere da qui i propri movimenti corporei.
Fisicamente parlando è il centro di gravità del corpo, fonte della forza vitale, secondo alcuni è anche sede dello spirito e dell’anima (Shimo), ma è anche un centro di elaborazione che permette una comprensione più ampia ed “istintiva” di tutta la realtà che lo circonda.
Il Ki può essere spostato dalla mente, dove l’attenzione va e si concentra, anche il Ki scorre e la segue.
L’atto di congiungere le mani ogni giorno, anche solo per pochi minuti, in silenzio e in solitudine, chiudendo gli occhi e raccogliendoci nel nostro interno, può diventare una dolce abitudine se lo vogliamo, in questo modo possiamo aprirci alla visione e al sentimento del Tutto, collegando il nostro spirito all’armonia dell’Universo e quindi con tutti gli esseri viventi, siamo uno con il Tutto!

Chiudiamo le mani in Gassho per aprirci al mondo!

Gassho

Maria Grazia Mauri – Referente Reiki AICS Lombardia
Giuseppe Pavani – Direttore della didattica AICS







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